Mahler al Teatro di San Carlo
Scritto da marco del vaglio   
Domenica 27 Febbraio 2011 17:40

Orchestra_S._Carlo

Fra gli anniversari che cadono nel 2011 vi è anche il centenario della morte di Gustav Mahler e, quanto mai tempestivo, il Teatro di San Carlo di Napoli ha voluto celebrare la ricorrenza con una serata interamente rivolta al grande compositore austriaco di origine boema. Due i brani in programma, l’Adagietto, dalla Sinfonia n. 5 in do diesis minore, nota per essere stata utilizzata da Luchino Visconti nella colonna sonora del film “Morte a Venezia, e la Sinfonia n. 4 in sol maggiore per soprano e orchestra.Quest’ultima fu completata nel 1901, dopo una genesi piuttosto lunga, costellata di ripensamenti, rimaneggiamenti e tagli, che dagli iniziali sei movimenti, portarono la composizione ai canonici quattro.

 

Inoltre, il movimento conclusivo, l'unico in cui è prevista la presenza del soprano, venne concepito partendo dal motivo di un lied composto da Mahler nel 1892, “Das himmlische Leben” (“La vita celestiale”), appartenente a “Des Knaben Wunderhorn”, raccolta di poesie popolari risalenti al Medioevo, pubblicata a inizio Ottocento a cura dei letterati tedeschi Achim von Arnim e Clemens Brentano.

Christian_Arming

Veniamo quindi al concerto, nel quale l’Orchestra del Teatro di San Carlo è stata diretta dall’austriaco Christian Arming, una delle bacchette emergenti, che ha voluto fornire un taglio particolare ai due brani.

Così, nella sua visione, l’Adagietto ha finito con il perdere quella corposità e quel senso di decadenza che lo contraddistingue, riducendosi ad un brano per archi senza eccessive pretese.

Più problematico l’impatto con la “Quarta”, che ha visto sottolineare in modo eccessivo la modernità di numerose soluzioni, pur presenti, quasi che Mahler, con un giudizio molto a posteriori, fosse l’unico precursore di tutta la musica del Novecento.

Una scelta che si più condividere o meno, ma la cui realizzazione abbisogna di tempi sicuramente molto lunghi per poter assimilare il tutto, cosa impossibile in un simile contesto.

Non è quindi un caso che, nel primo e nel secondo movimento, momenti di grande suggestione, dove sono emerse numerose e validissime individualità, soprattutto nei fiati, si siano alternati a momenti di discreta confusione complessiva, causati da questo tipo di lettura.

Decisamente migliore l’interpretazione degli altri due tempi, dove ci si è attenuti ad una esecuzione vicina agli standard abituali, per cui la compagine ha potuto evidenziare le sue grandi potenzialità ed una notevole compattezza.

In più, il quarto e ultimo tempo è stato impreziosito dalla presenza di un soprano di elevata caratura, la svedese Malin Hartelius, dotata di una bella voce e in perfetta sintonia con l’orchestra.

Riguardo al pubblico, abbiamo notato diversi vuoti in sala, a nostro avviso più per una avversione ancora diffusa nei confronti di Mahler, che per la contemporanea serata finale del festival di Sanremo, in quanto dubitiamo fortemente che, chi si reca al San Carlo, possa preferire a tal punto la musica leggera, da rimanere a casa davanti alla tv.

Sempre relativamente agli spettatori, non tutti si sono dimostrati all’altezza dell’evento e, in particolare, va segnalato un inutile applauso all’entrata del soprano, fra il secondo ed il terzo movimento (quando, tra l’altro, è notorio che la cantante interviene solo nel movimento conclusivo) e, sicuramente molto più grave, due fortissimi colpi di tosse, delle vere e proprie fucilate partite dalle primissime file, che hanno massacrato le ultime note quasi sussurrate della sinfonia.

In conclusione un concerto discreto, che ha avuto il pregio di riproporre un autore come Mahler, tenuto spesso alla larga a causa della estrema complessità delle sue composizioni. 

Malin_Hartelius

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