Francesco Caramiello è stato il protagonista del penultimo appuntamento di “Visioni Classiche”, ciclo organizzato dal Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Nella splendida cornice della Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano, il celebre pianista napoletano ha proposto un programma incentrato su tre sonate, appartenenti rispettivamente alla produzione di Muzio Clementi, Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Joseph Haydn. Apertura con un doppio Clementi, prima l’autoironico “Preludio I alla Clementi”, tratto dalle “Musical Characteristic”, serie di brevi brani satirici dove l’autore imitava gli stili dei compositori più noti del periodo, poi con la Sonata in sol minore, op. 7 n. 3 (1782), opera giovanile che mostra già una propensione verso nuovi orizzonti, anticipando la stagione romantica.
Una seconda “Musical Characteristic”, “Preludio II alla Mozart”, ha preceduto il pezzo più noto del concerto, la Sonata in la maggiore K. 331 del genio di Salisburgo.Scritto a Parigi nel 1778, il brano inizia con un tema e sei variazioni di grande suggestione e, dopo un Minuetto, si chiude con il celeberrimo movimento “Alla Turca”.Dopo l’intervallo, seconda parte interamente rivolta ad Haydn, cominciata con un’altra “Musical Characteristic” (“Preludio I alla Haydn”) alla quale hanno fatto seguito le Variazioni in fa minore Hob. XVII: 6, risalenti al 1793, che si basano su un motivo funebre, ispirato dalla recente morte della sua grande amica Maria Anna von Genzinger, moglie del medico del principe Esterházy.
Il recital si è concluso con la Sonata in mi bemolle maggiore Hob. XVI: 52, pezzo maestoso, suggerito al compositore dalle imponenti sonorità che caratterizzavano i nuovi pianoforti inglesi dell’epoca.
A confronto con questo programma quanto mai corposo, Francesco Caramiello ha fornito l’ennesima prova della sua bravura.
La sua interpretazione, come sempre, scaturiva da un’insieme che coinvolge rigore, precisione, brillantezza del suono e sensibilità, abbinati ad uno studio profondo degli autori e dei brani considerati.
A tal proposito, basterebbe leggere le note introduttive scritte per il programma di sala del concerto, per comprendere la meticolosità con la quale prepara ogni sua esibizione e non è un caso se, dopo molti anni di attività, può ancora essere considerato fra i migliori pianisti italiani in circolazione.
Qualcosa va ora detta riguardo agli spettatori, perché difficilmente abbiamo potuto constatare una quantità e varietà di rumori così fastidiosi durante l’intera serata (ben percepiti anche dall’esecutore), al punto che, se ci fosse un Oscar da assegnare al peggior pubblico, quello visto all’opera avrebbe ottime possibilità di vittoria.
Per completezza teniamo a precisare che il pubblico degli aficionados della stagione, formato da gente molto competente, era in netta minoranza, mentre continuiamo a non comprendere, dopo tanti anni, per quale motivo certa gente si ostini a frequentare i concerti.
Ricordiamo infine un Valzer, composto dal cubano Ernesto Lecuona, scelto come bis da Francesco Caramiello per chiudere nel migliore dei modi un recital di ottima fattura.