|
Compositore e violinista di grande virtuosismo, Nicola Matteis nacque a Napoli intorno al 1640, dove fu attivo presso la Cappella Reale, ma verso il 1670 si spostò in Inghilterra, deciso a vivere con i proventi derivanti dalle sue opere. La cosa non gli riuscì, per cui fu costretto ad intraprendere la carriera di solista, finendo per essere conosciuto più come violinista che come compositore. Le nozze con una ricca vedova, posero fine ai problemi finanziari e, di conseguenza, interruppero anche le sue esibizioni in pubblico. Visse gli ultimi anni circondato da uno sfarzo smodato, causa prima della sua dipartita, secondo quanto riportano le poche fonti a disposizione, tutte di origine inglese. Non privi di una certa invidia ed acredine, questi documenti riconoscono, però, che il musicista italiano possedeva un’abilità eccezionale nel suonare il violino, servendosi di una particolare tecnica da lui adottata personalmente. L’autore partenopeo è stato al centro del primo dei due appuntamenti legati al progetto “Musica al tempo del Viceregno Spagnolo”, organizzato dalla Fondazione Pietà de’ Turchini con il patrocinio ed il sostegno dell’Ambasciata di Spagna in Italia e dell’Istituto Cervantes di Napoli. Il titolo del concerto, False consonances of melancholy (ispirato al trattato di Matteis “False consonance of Musick”, dove l’autore proponeva l’uso della chitarra barocca come basso continuo), ha avuto quali splendidi protagonisti la violinista Amandine Beyer e l’ensemble Gli Incogniti, da lei fondato nel 2006. Il programma alternava quattro Suite di Matteis, a pezzi del compositore britannico Henry Purcell, a lui coevo, fornendo alcuni esempi sia della bellezza dei brani del musicista napoletano, sia della loro originalità, evidenziata da movimenti talora caratterizzati da strane diciture quali “Alemanna ad imitatione di una tartaglia” oppure Giga “Al genio Turchesco”. Uno sguardo ora agli interpreti, per sottolineare la immensa bravura di Amandine Beyer, che ha dato vita ad una esecuzione di altissimo livello, evidenziando come le difficoltà tecniche insite nelle diverse partiture avevano lo scopo ultimo di creare atmosfere di rara suggestione. Non le sono stati da meno gli altri componenti che formano “Gli Incogniti”, Alba Roca al violino), Baldomero Barciela alla viola da gamba), Francesco Romano alla tiorba e alla chitarra barocca e Anna Fontana al clavicembalo (quest’ultima impegnata anche in un brano solistico di Purcell), che hanno mostrato un perfetto affiatamento, rilasciando sonorità di estrema raffinatezza. Grande riscontro di pubblico, a sottolineare che la strada delle collaborazioni (in questo caso fra Fondazione Pietà de’ Turchini, Ambasciata di Spagna in Italia e Istituto Cervantes di Napoli), soprattutto in un momento drammatico come quello presente, è l’unica via che può essere percorsa se si vuole mantenere alta la qualità artistica, e bis rivolto a un brano di Bonporti, anche questo eseguito in modo eccezionale, a suggello di una serata di ottima musica.
Bookmark
Email This
Hits: 857 Commenti (0)
![]() Scrivi commento
|









