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L’organista Francesco Bongiorno è stato ospite del secondo ed ultimo appuntamento della rassegna “Musica intorno all’organo”, curata da Roberta Schmid e Daniela del Monaco, tenutosi nella chiesa di S. Maria della Rotonda (Vomero-Napoli), dotata di un Mascioni del 1998 a trasmissione meccanica integrale.Il musicista ha aperto il suo recital con alcuni brani della produzione bachiana, a partire dal Concerto in la minore BWV 593, arrangiamento del Concerto per due violini in la minore RV 522, tratto da “L’estro armonico”, op. 3 di Vivaldi. A tal proposito va ricordato che fu proprio Bach, con queste sue versioni, a riportare in auge la figura del compositore veneziano. Del sommo autore tedesco sono stati ancora eseguiti, nell’ordine, la celeberrima Toccata e fuga in re minore BWV 565, il corale “Vater unser im Himmelreich” BWV 682, appartenente al terzo volume della raccolta nota come Clavier Übung (Esercizi per la tastiera) ed il Concerto in re minore BWV 596, frutto di un altro arrangiamento vivaldiano, in questo caso del Concerto per due violini in re minore RV 565, sempre da “L’Estro Armonico”, op. 3. Fra il Concerto BWV 593 e la Toccata e fuga, abbiamo ascoltato il breve corale “Vater unser” del tedesco Georg Böhm (1661-1733), molto stimato da Bach in gioventù e, da documenti scoperti di recente, sembra che i due ebbero anche modo di incontrarsi in più di un’occasione. Ultimo brano proposto, la Sonata n. 1 in fa minore, dalle Sei Sonate, op. 65, che Mendelssohn scrisse su commissione della casa editrice inglese Coventry & Collier. In esse l’autore riuscì a fondere la lezione di Bach (che grazie a lui stava conoscendo un nuovo e definitivo rilancio), con il proprio stile, dando vita ad una raccolta molto significativa quanto poco conosciuta. Veniamo, quindi, a Francesco Bongiorno, che ha dimostrato di essere un buon esecutore, prediligendo particolarmente, nella parte bachiana, i ritmi vivaci (anche se forse la Toccata e fuga risultava un tantino più veloce del solito). Molto buona è apparsa, inoltre, l’interpretazione della Sonata n. 1, op. 65, che evidenziava con grande fedeltà il connubio, presente in questo lavoro, fra la lezione di Bach e la musica di Mendelssohn. Pubblico numeroso e soddisfatto, grazie ad un programma ricco di pezzi abbordabili, e chiusura con due bis, il primo di Widor ed il secondo di Noel Rawsthorne, con i quali hanno avuto termine il concerto e la breve ed interessante rassegna musicale.
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