Maurizio Pollini entusiasma il pubblico del Festspielhaus di Baden Baden
Domenica 11 Marzo 2012 12:59

pollinimaurizio

Maurizio Pollini doveva esibirsi al Festspielhaus di Baden Baden lo scorso ottobre, ma aveva dovuto cancellare l’ appuntamento a causa di una indisposizione. Ieri sera è finalmente apparso di fronte a una sala gremita in ogni ordine di posti, con spettatori giunti da ogni parte della Germania e dall’ estero, pienamenta ripagati da una prestazione che non esito a definire di livello storico. A settant’ anni, il pianista milanese può ancora contare su una perfezione tecnica assolutamente sbalorditiva, che gli consente di dominare la tastiera in un modo che un ventenne dovrebbe solo invidiargli. Su queste basi, le sue esecuzioni dei brani di Chopin e Liszt contenuti nel programma sono risultate assolutamente avvincenti per la profondita della concezione d’ insieme e il rigore assoluto della coerenza interpretativa. Pollini calibra il suono e il fraseggio nei minimi dettagli, con una lucidità e un’ eloquenza espressiva che parte da un’ assoluta perfezione nel definire i piani sonori, i colori, le dinamiche, i timbri.  Nei brani chopiniani della prima parte, la sua lettura è come sempre nobile, eloquente e assolutamente logica nel rifiutare i toni romanticamente esasperati a favore di un tono narrativo classico, di uno scavo intellettuale che si approfondisce nota dopo nota e che costituisce uno degli aspetti che mi hanno sempre affascinato nell’ arte di questo pianista: la capacità di guidare l’ ascoltatore attraverso il testo e di mettere in evidenza dettagli mai precedentemente notati. Un’ analisi formale che porta a una sorta di ri-creazione del brano attraverso l’ esecuzione e che costituisce un qualcosa che pochissimi musicisti, nel corso della storia dell’ interpretazione, sono stati in grado di raggiungere.

Ma parliamo adesso in dettaglio della serata di Baden Baden. Pollini attacca la Fantasia op. 49 di Chopin in modo sommesso, con sonorità estremamente attutite e un fraseggio che si accende battuta dopo battuta, in perfetta coerenza con il carattere improvvisativo del brano. Nei due Notturni op. 62 il tono è quello di un soliloquio intimo, con sonorità translucide e una stupenda definizione delle preziosità armoniche e delle raffinatezze di scrittura. Splendida la forza espressiva della Polonaise-Fantasie op. 61, resa con un fraseggio di una eloquenza straordinaria e un respiro melodico assolutamente sensazionale. Pollini non è mai freddo o distaccato, ma la sua concezione di Chopin basa la sua incisività su un calore che non concede nulla alla retorica ma nasce dalla capacità di comprendere fino in fondo le ragioni intime della composizione e di trasmetterle all’ ascoltatore nei minimi particolari. Le stesse considerazioni valgono per lo Scherzo op. 20, che concludeva la prima parte e che è stato reso con una perfezione di dettagli e una sensazionale definizione dei passi virtuosistici.

La seconda parte del programma era dedicata a Liszt, con i brani incisi da Pollini nel celebre album DG pubblicato nel 1990. Rispetto alla registrazione, la lettura di “Nuages gris”, “Unstern”, “La lugubre gondola” e “Richard Wagner – Venezia”, i quattro brani appartenenti all’ ultima fase creativa del compositore, è sempre quella di un tono riflessivo, meditativo, introspettivo, con un’ estrema raffinatezza di sonorità e una dinamica lavorata di cesello e caratterizzata da una paletta timbrica graduata in una infinita gamma di sfumature. Completamente ripensata, al contrario, la Sonata in si minore. L’ impostazione interpretativa di Pollini è sempre di estremo rigore e assoluto dominio delle strutture contrappuntistiche, ma la tensione espressiva si è approfondita nel corso degli anni e il tono si è fatto visionario, teso. Incredibile la perfezione tecnica sfoggiata dal pianista in questo che è uno dei brani più difficili di tutto il repertorio, con un suono di compattezza granitica e passi di ottave che balenavano come fulmini. Stupendamente preparata la chiusa, con sonorità a tratti allucinate e il si basso finale che risuonava quasi col tono di una campana funebre.  Un’ interpretazione di quelle che fanno la storia, sicuramente la migliore tra tutte quelle da me ascoltate in concerto, insieme a quella grandiosa ed eloquente di Claudio Arrau, da me ascoltata in un indimenticabile recital ad Asolo, nel 1978. Superfluo dire che alla fine il pubblico si è scatenato in una ovazione interminabile. E la risposta di Pollini è stata all’ altezza del carattere straordinario della serata, con quattro fuori programma. Fantastica l’ esecuzione dello Studio Trascendentale N° 10 di Liszt, assolutamente entusiasmante per la carica virtuosistica spettacolare, quasi incredibile per un pianista di questa età. Lo stesso dicasi per lo Studio op. 10 N°12 “La Caduta di Varsavia” di Chopin, e splendido anche il Notturno op. 27 N° 2, preso a un tempo leggermente più veloce di quanto Pollini usi fare di solito e raffinatissimo nella dinamica e nelle tinte. A suggellare questo fantastico concerto una travolgente esecuzione dello Scherzo  op. 39 in do diesis minore, con una resa della sezione centrale in forma di Corale che pochissime volte nella mia vita ho ascoltato a un simile livello di perfezione espositiva, e una resa virtuosistica ancora sensazionale. Chi è uscito dal Festspielhaus ieri sera, sa con certezza di avere assistito a una serata indimenticabile, destinata a rimanere nella memoria di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di essere presenti. Da parte mia non mi resta che chiudere queste note dicendo, come mi capita sempre da più di trent’ anni quando esco da un concerto di Maurizio Pollini: grazie, straordinario piccolo grande uomo!

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