Berlioz, Lindberg e Poulenc con la RSO Stuttgart des SWR
Sabato 24 Marzo 2012 15:28

stoccarda-concerto

Ancora Stephane Deneve sul podio della RSO Stuttgart des SWR, per il settimo concerto della stagione sinfonica in abbonamento alla Liederhalle. Prima dell’ inizio, è stato letto un appello del consiglio direttivo dei “Freunde und Förderer des Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR” (una delle più numerose associazioni tedesche di questo tipo, con più di 1500 membri) a sostegno dell’ orchestra, la cui esistenza futura è messa in pericolo dai tagli di bilancio programmati dal nuovo governo del Baden Württemberg. Per quel che vale, non posso che esprimere anch’ io la mia solidarietà ai membri del complesso, una delle formazioni sinfoniche più prestigiose della Germania, con una storia segnata da collaborazioni pluriennali con maestri del livello di Carl Schuricht, Sergiu Celibidache, Carlos Kleiber, Georg Solti, Carlo Maria Giulini e Georges Pretre e che non può assolutamente veder dispersa una simile eredità culturale, che ne ha fatto uno dei simboli della città di Stuttgart anche a livello internazionale. L’ ovazione con cui il pubblico ha accolto i musicisti dell’ orchestra alla loro entrata sul palco della Liederhalle dovrebbe essere, si spera, un segnale che i melomani di Stuttgart sono pronti a mobilitarsi in difesa delle istituzioni culturali cittadine.

Il programma è iniziato con la celebre Ouverture “Le Carnaval romain”, che Hector Berlioz scrisse utilizzando temi della sua opera Benvenuto Cellini. Una pagina che costituisce una bella occasione per mettere in mostra le capacità virtuosistiche di un complesso come la RSO, che ne ha dato una lettura ricca di slancio, viva nelle tinte orchestrali e con fraseggi perfettamente amministrati da Stephane Deneve dal punto di vista della proprietà stilistica. Seguiva poi un brano di Magnus Lindberg, il cinquantaquattrenne compositore finlandese del quale Deneve aveva già presentato lo splendido Concerto per violino, nel primo concerto di questa stagione, lo scorso settembre. Questa volta abbiamo ascoltato “Graffiti”, uno dei lavori più recenti di Lindberg, eseguito in prima assoluta a Helsinki il 20 maggio 2009,  sotto la direzione di Sakari Oramo. Si tratta di un lavoro per coro e orchestra, di vasto respiro e caratterizzato da quella stupenda varietà di colori e atmosfere timbriche tipica dei lavori migliori di questo artista. Come lui stesso racconta in questa intervista, Lindberg ha cercato i suoi modelli stilistici per questo lavoro nelle partiture corali di Stravinskj, come la Symphonie de Psaumes, Les Noces ed Oedipus Rex,  e i testi tratti dalle iscrizioni murali presenti sui muri della case di Pompei sono stati scelti con la collaborazione dell’ archeologo finlandese Paavo Castrén. Bellissimo lavoro, comunque, basato su una timbrica orchestrale raffinatissima e una scrittura corale a blocchi che mescole in modo affascinante influenze modali  e complesse strutture polifoniche. Stephane Deneve ne ha dato un’ esecuzione pressochè impeccabile, magnificamente coadiuvato dall’ orchestra e dalla splendida prova del complesso corale SWR Vokalensemble Stuttgart, integrato dal NDR Chor. Presente in sala anche questa volta l’ autore, festeggiatissimo dal pubblico.

Nella seconda parte del programma, un altro lavoro corale moderno, lo Stabat Mater di Francis Poulenc, grande affresco sacro scritto dal musicista francese nel 1936, dopo il pellegrinaggio al Santuario di Rocamadour che segnò la sua riscoperta delle radici religiose, influenzata anche dalla tragica scomparsa dell’ amico Christian Berard. Ed è proprio nella musica di ispirazione religiosa che troviamo il Poulenc più caratteristico di questa particolare fase creativa della sua carriera. Fra i numerosi lavori, dedicati fra l’altro al Natale e a sant’ Antonio da Padova e, nelle intenzioni dell’ autore, non tutti destinati alla sala da concerto, ma alla chiesa, lo Stabat Mater (1950) e il Gloria (1959) occupano una posizione di primo piano. Due pagine molto diverse, com’ è naturale aspettarsi, ma complementari nel disegnare le caratteristiche peculiari del suo stile ultimo: un perfetto controllo della vocalità, una partecipazione emotiva che non ha pari nemmeno nei lavori sacri di Stravinskj e forse nemmeno nel più giovane Messiaen, una semplicità apparente che nasconde sofisticate soluzioni armoniche e formali. Rispetto all’ atmosfera più estroversa del Gloria, la sobrietà espressiva è il carattere più evidente dello Stabat Mater, una pagina solitamente più apprezzata dai musicisti che dal grande pubblico, che si conclude con un Amen sospeso su una dissonanza, e che presenta soluzioni di scrittura assai raffinate, con armonie modali, tonali e politonali e l’ alternanza tra atmosfere di maestoso splendore sinfonico e passaggi introspettivi come il “Fac ut porteam”, strutturato come mottetto a tre voci. Eccellente l’ interpretazione che ne ha dato Stephane Deneve, da lodare per slancio, senso della forma, respiro melodico e raffinatissima tavolozza orchestrale e corale. Buona la prova del soprano Marlis Petersen nei tre brani solistici e magnifica la prestazione di orchestra e coro, assolutamente impeccabili per precisione, coordinazione e capacità di rispondere perfettamente alle indicazioni del podio. Grande successo per tutti alla conclusione.

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