La Bachwoche a Stuttgart
Venerdì 30 Marzo 2012 17:39

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Tra tutte le proposte musicali che la vita musicale di Stuttgart annovera, la Bachwoche è sicuramente una delle più interessanti. Si tratta di un ciclo concertistico e didattico che la Internationale Bachakademie organizza ogni anno durante la settimana a cavallo del 21 marzo, anniversario della nascita di Johann Sebastian Bach. Il programma è sempre interamente dedicato a una o più importanti composizioni corali del musicista di Eisenach. Il lavoro viene illustrato in una serie di conferenze e convegni, con la partecipazione dei migliori esperti del settore, e presentato al pubblico prima in una serie di prove aperte durante le quali il direttore d’ orchestra ne spiega le caratteristiche. Il concerto dedicato all’ esecuzione integrale della composizione conclude la rassegna. Si tratta della formula dei Gesprächskonzerte ideata da Helmuth Rilling, fondatore e anima della Bachakademie, il quale ne ha fatto uno dei punti fondamentali della sua attività di musicista ed educatore. Per questa rassegna il maestro riunisce ogni anno un gruppo orchestrale e vocale composto di elementi al di sotto dei 28 anni di età, preparati nel corso di una serie di masterclasses. Il complesso, denominato “Johann Sebastian Bach Ensemble”, viene formato ex novo per ogni edizione della Bachwoche. Personalmennte trovo questa rassegna una delle più stimolanti e divertenti tra quelle che si possono seguire qui da noi, in una città che pure ha una vita concertistica ricca e di alto livello complessivo. La formula è originale e i contenuti sono sempre interessantissimi. Helmuth Rilling, che qui da noi è considerato uno dei simboli della vita culturale cittadina, conduce i Gesprächskonzerte con la competenza e chiarezza di esposizione del grande divulgatore che è sempre stato nel corso della sua ormai più che cinquantennale carriera, quasi interamente dedicata alla musica di Bach, della quale il maestro è uno degli interpreti più sensibili e profondi.

Quest’ anno la Bachwoche era dedicata alla Messa in si minore BWV 232, uno dei vertici assoluti dell’ arte bachiana. Un capolavoro enigmatico sia per quanto riguarda la genesi che la destinazione d’ uso. Come ormai pressochè definitivamente accertato dalla musicoligia moderna, quasi tutti i 25 numeri di cui consta la partitura non sono pagine originali, ma parodie o adattamenti più o meno rilevanti da opere precedenti. Tenendo conto di ciò, tanto più appare mirabile l’ opera bachiana, se si considera che essa è tutta o in gran parte il frutto di un montaggio razionale e perfettamente equilibrato che sul piano dei risultati musicali s’ impone come creazione originale e unica nella sua perfezione di impianto. L’ opera è di quelle che più apertamente manifestano, nella sua quasi esasperata monumentalità e nella sua irripetibile polivalenza, la concordia delle idee, l’ armonia dei gesti, il razionale patto di alleanza che compone ogni interna contraddizione. Durante le conferenze e i dibattiti tenutisi nel corso della settimana, il problema centrale delle discussioni è stato appunto quello della concezione di base, ossia se Bach abbia voluto scrivere una composizione dedicata alla liturgia cattolica oppure di tono ecumenico, quasi una conciliazione tra le fedi. Nella sua monumentale monografia bachiana, Alberto Basso nota a questo proposito:

« La materia, come si vede, offre spunti e argomentazioni per sostenere tanto la tesi “cattolica” quanto la tesi “luterana” e consente anche di intendere l’ opera in termini di ambivalenza. La sua natura cattolica emergerà quando si vorrà considerarla nei termini di un corpo unitario, elaborato lungo un ampio intervallo di tempo, svincolato dalla realtà storica e quasi isolato in un mondo astratto e ideale anche se agganciato alla tradizione della Missa concertata. Al contrario essa apparirà come una manifestazione del pensiero musicale luterano quando la si interpreterà a segmenti separati, ciascuno dei quali destinato non a coprire un unico servizio liturgico (come è il caso di una Missa tota), bensì a soddisfare esigenze specifiche delle grandi festività in cui era consentito praticare la polifonia applicata ai testi latini dell’ Ordinarium».

Nel concerto finale, tenutosi alla Markuskirche, Rilling ha offerto una delle sue più belle letture di questa straordinaria composizione. Un’ interpretazione condotta con la trasparenza, la chiarezza di analisi e la fludidità espositiva che vengono dalla sua pluridecennale frequentazione di questa musica. Bellezza di suono orchestrale, assoluta perfezione nall’ amalgama dei passi corali, perfetta lucidità e coerenza nell’ esporre le complesse trame polifoniche dei vari brani. Difficile, al giorno d’ oggi, ascoltare un’ interpretazione bachiana di tale organicità e penetrazione espressiva, che ha raggiuto vertici assoluti nella resa del Credo, assolutamente avvincente nell’ ispirazione del fraseggio e nella lucidità di lettura della trama contrappuntistica. Un musicista di questo livello e di tale esperienza non ha naturalmente la benchè minima difficoltà nell’ ottenere una prova di livello da un complesso composto di giovani. Il Bach Ensemble ha infatti tradotto perfettamente in realtà sonora le indicazioni interpretative di Rilling. Le parti solistiche erano anch’ esse affidate a giovani allievi delle masterclasses della Bachakademie. Erano stati selezionati quattordici elementi e a ciascuno di essi è stato affidato un brano. Le cose migliori le abbiamo sentite dal soprano Jana Baumeister, interprete dei duetti Christe Eleison e In unum dominum, dal basso Johannes Mooser che nell’ Et in Spiritum Sanctum del Credo ha messo in mostra una voce abbastanza morbida e timbrata, e dal tenore coreano Hwan Cheol Ahn che ha padroneggiato con sufficiente sicurezza i numerosi passi impegnativi del Benedictus.  Una serata di vera grande musica, conclusasi con intense ovazioni per Helmuth Rilling, festeggiatissimo dal pubblico della Markuskirche e da tutti i giovani esecutori.

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