Anna Netrebko ed Erwin Schrott al Festspielhaus di Baden Baden
Lunedì 30 Aprile 2012 21:28

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Pubblico delle grandi occasioni al Festspielhaus di Baden Baden per il concerto di Anna Nerebko ed Erwin Schrott, la coppia glamour del mondo lirico di oggi. Inizio il mio resoconto della serata tranquillizzando i fans della divina su un punto importante. Il girovita della signora è di nuovo in ordine, grazie evidentemente a una severa dieta, mentre il regal consorte mantiene sempre il fisico palestrato e la sua aria smargiassa da macho di periferia. Chiarito questo, veniamo ad altre considerazioni. Passati cinque anni dall’ ultima volta che avevo ascoltato la Netrebko in teatro, a Berlino nella Manon di Massenet, mi interessava fare il punto sullo stato attuale della sua voce. Rispetto alle recenti mediocrissime prestazioni sentite alla radio nel Don Giovanni scaligero e nella Bolena del Met, la cantante russa appariva in forma leggermente migliore. Il centro è ancora sonoro e di bel colore, ma le note acute sono semrpe più fisse e stimbrate perchè la voce è spoggiata a causa di una respirazione molto difettosa, fatto reso evidente anche dalla necessità di ricorrere a prese di fiato ravvicinate, che manomettono la linea musicale. Il settore grave è sempre più intubato, con la voce che in quel settore suona masticata e in bocca.

 

La dizione è sempre confusa e pasticciata, mai somigliante alla vera e netta scansione richiesta dal canto artistico. Le agilità, anche in brani di difficoltà non elevatissima come Il Bacio di Arditi e la cabaletta di Marguerite dal Faust (eseguita, chissà perchè, da sola, senza il recitativo e l’ aria) suonano approssimative e poco definite per  assoluta mancanza di tecnica della coloratura.Leggermente migliore l’ esecuzione, nella seconda parte, dell’ aria di Rusalka, da sempre uno dei greatest hits della Netrebko, e di “Io son l’ umile ancella” dall’ Adriana Lecouvreur ma anche qui la trasandatezza della linea musicale, le approssimazioni di dizione e l’ incapacità di flettere il suono e variare la dinamica generano all’ ascolto un senso di monotonia. Quanto al signor Erwin Schrott, una volta constatato il buono stato di forma fisica, resta solo da dire che la voce è depauperata di timbro, dura, ingolata e immanovrabile. Il cantante uruguaiano si sforza di colorire l’ accento nelle arie di Leporello e Dulcamara, ma le condizioni dello strumento sono tali da limitarne pesantemente le capacità espressive per mancanza assoluta di dinamica e di legato. In questo modo anche il fraseggio risulta artefatto e manierato. Naturalmente, sia Schrott che la Netrebko adoperavano anche in questa circostanza tutto quel repertorio di gags sceniche col quale sono soliti condire le loro esibizioni, reso ormai famoso da tante riprese televisive a cui abbiamo assistito. Da questo punto di vista, il punto più infelice della serata è stato il duetto Adina – Dulcamara dell’ Elisir d’ amore, eseguito con un sovraccarico di ammiccamenti, piroette e vezzi tale da trasformarlo in qualcosa di simile a  un brano di operetta o musical. Il pubblico in ogni caso ha gradito e non sono mancati gli applausi ai due artisti e al direttore Claudio Vandelli che, a capo della Philharmonie Baden Baden e del Philharmonia Chor Stuttgart, ha gestito la parte orchestrale in maniera competente ed esperta, accompagnando i cantanti in modo attento ed efficace.

 

Alla fine, viene da domandarsi una cosa. Da dove nasce il successo di questo tipo di cantanti e come è cambiato il gusto del pubblico di oggi, che apprezza senza riserve questo tipo di esibizioni? La risposta, a mio avviso, sta in alcune considerazioni. Semplicemente, al giorno d’ oggi essere una star e cantare bene sono due cose che non hanno alcun punto di contatto. Una certa bravura tecnica può aiutare un cantante nei primi anni di carriera, ammesso e non concesso che trovi sulla sua strada qualcuno che sia in grado di notarla. Una volta superata questa fase, cantare bene non serve più. A livello di pubblico e critica, il successo va avanti automaticamente. Di conseguenza, non ci si deve meravigliare più di tanto se l’ impostazione vocale della Netrebko è lacunosa e raffazzonata. Lo è perchè tutta la costruzione del personaggio è artificiosa e basata su un altro tipo di criteri. La signora non si cura eccessivamente della correttezza tecnica del  canto perchè nella sua ottica essa è meno importante di tutte le piroette, smorfie e mosse con cui punteggia le sue esibizioni e che ai fan superficiali danno l’ idea di spontaneità comunicativa e carisma scenico, ma che a a un esame un po’ più ravvicinato si rivelano cose artificiali e preparate a freddo. Dietro questi artisti c’ è sicuramente un accurato lavoro di marketing e costruzione dell’ immagine condotto da esperti provenienti dal mondo della musica leggera, perchè il prodotto Netrebko è confezionato secondo questo tipo di criteri e come tale viene venduto. Sic stantibus rebus, il caso della cantante russa è l’ equivalente di una pistola fumante, per un’ indagine sulla perdita di credibilità della musica operistica al giorno d’ oggi.
Un canto dalla sonorità “liricheggiante”, impostato con buona dose di  approssimazione, apparentemente abbastanza a posto; ma un ascoltatore attento avverte facilmente, oltre alle vistose carenze tecniche e alla trasandatezza esecutiva, la non sincerità dell’ intenzione sonora, una innaturalezza stucchevole e la monotonia espressiva derivata dalla assoluta  mancanza di una personalità interpretativa approfondita.
Essendo il teatro lirico di oggi dominato dalla presenza di simili artisti, non stupisce il fatto che, negli ultimi venti o trent’  anni, tante persone che si sono avvicinate alla musica classica abbiano mantenuto l’ opera a margine del proprio interesse musicale, nutrendo un senso di diffidenza nei confronti di essa. Passato il primo decennio del nuovo secolo, questo tentativo di attirare al mondo del melodramma una nuova fascia di pubblico applicando alla costruzione degli artisti i criteri desunti dal mondo delle pop star e della moda comincia a mostrare impietosamente la corda. Ma stiamo tranquilli che prima o poi arriverà qualcuno degli esperti á la page a bacchettarci le dita e a rammentarci che questo non è soltanto il presente, ma anche l’ eccellenza del futuro, che il resto è roba “vecchia” e quindi va dismessa perchè bisogna smetterla di ascoltare i dischi. In questa situazione, cosa ci va a fare qualcuno in teatro se ha dalla sua l’ unica esigenza di voler ascoltare il canto e non quella di vedere bonazze da copertina, fusti palestrati e acrobati da musical che si dimenano circondati da scenografie a dir poco insensate, seguendo concertatori che sembrano essere in collegamento via Facebook con il palco?

 

 

Tirando le somme a conclusione di questi ragionamenti,  sono uscito dal concerto convinto di una cosa. Ascoltare la Netrebko e quasi tutti i suoi colleghi attuali è come mangiare le tagliatelle ai porcini dei 4 Salti in padella. Al primo assaggio sembrano buone, ma poi ti accorgi che quelle fatte in casa sono un’ altra cosa.
Anzi, d’ ora in poi mi sa che la chiamerò proprio così: il soprano 4 Salti in padella…