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![]() Chi segue Jordi Savall da diverso tempo, sa che dietro ogni progetto non c’è la semplice ricerca musicologica. La crisi del mercato discografico è netta, e per emergere bisogna possedere intuito, fiuto per il mercato, per le mode del momento. Savall l’ha capito tanto tempo fa, non disdegnango programmi che potessero avere un forte appeal anche verso un pubblico non necessariamente di specializzati. Del resto, il suo strumento, la viola da Gamba, non si può dire certo così popolare e conosciuto dal grande pubblico. Così, dopo alcuni accattivanti progetti dedicati alle danze con basso ostinato ecco il secondo volume di "The Celtic Viol" in cui Savall continua un discorso musicale iniziato con il precedente disco dedicato al sempre fascinoso universo celtico. Savall attinge allo sconfinato repertorio musicale che fa della tradizione il suo punto di forza. Ecco che allora Savall, con una piccola viola il cui suono tanto ricorda i “fiddles” tradizionali, ci guida alla scoperta del grande patrimonio musicale irlandese e scozzese fatto di danze e brani di meditazione, con l’ausilio dell’arpa celtica (il simbolo stesso dell’Irlanda) suonata da uno straordinario Andrew Lawrence-King. I confini fra musica colta e popolare sembrano perdersi negli anni addietro.
E non è forse così in realtà? Non importa l'opinione di qualche musicologo inamidato, critico musicale della domenica o melomane sordo ed ingrigito, la musica colta affonda la proprie radici nella tradizione popolare, ed è nella riscoperta di un attualità popolare che ci si deve muovere per conquistare il pubblico.
In questo secondo capitolo di Celtic Viol viene introdotta una piccola novità: le percussioni. Se c'era una pecca nel disco precedente era proprio l'assenza di queste ultime. La scelta di introdurle nelle ballate non può che essere colta con grande interesse dal pubblico di ammiratori di questo musicista che tanto ha dato e che tanto ancora darò al mondo della musica.
Riportiamo un estratto delle note di copertina scritto da Savall:
Se per la mia prima incisione ho preferito utilizzare soltanto delle viole soprano (strumenti con sonorità molto vicine a quelle del fiddle), in questo disco The Celtic Viol II, per restare meglio aderente al repertorio di O’Carolan, N. Gow e S. Fraser, ho preferito mescolarle con il dessus de viole del 1750 di Nicolas Chappuy (per i pezzi di Nathaniel Gow, J. S. Skinner e anonimi) e con la basse de viole del 1550 di Peregrino Zanetto, dalla sonorità calorosa e potente (per i pezzi del manoscritto di Manchester e della Collezione Ryan di Boston). Questa volta, alle arpe irlandesi e al salterio suonati da Andrew Lawrence-King, sempre con gli accompagnamenti improvvisati secondo lo stile di quelle epoche, abbiamo aggiunto la percussione per i pezzi danzanti o ritmici, con il bodhran suonato da Frank McGuire. Queste musiche, cariche di vita e felicità, sono musiche veramente vitali, che conservano integralmente tutto il loro formidabile potere espressivo e poetico. Finché ci saranno musicisti che le fanno rivivere, continueranno a essere una testimonianza preziosa della loro indispensabile funzione d’identità e di coesione sociale, politica e culturale, che diventa anche un messaggio universale d’armonia e di bellezza
The Celtic Viol II (La viola celtica II). Arie e danze irlandesi e scozzesi - Alia Vox 2010
Jordi Savall, viola da gamba soprano, lyra viol
Andrew Lawrence-King, arpa, salterio
Frank McGuire, bodhran
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