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Avevamo lasciato Cecilia bartoli, discograficamente parlando, in un album dedicato alla Mitologica Maria Malibran, di sicuro l'album e la promozione dell'album hanno lasciato il segno nella produzione della cantante Romana, che dopo aver affrontato il personaggio, si sente pronta a registrare "La Sonnambula" una delle più belle pagine musicali del balcanto, tra le più celebri opere di Vincenzo Bellini.. Con questo spirito si è arrivati a riproporre la versione della Sonnambula originale, partendo dal fatto che, sia Giuditta Pasta (la prima Amina) che la Malibran fossero dei mezzosoprani. Nessuno dice che ogni registrazione di Sonnambula vada fatta come quando la Callas era ancora in vita, perchè non siamo, hai noi in quel periodo, ma, penso siamo tutti d'accordo nell'affermare che se quel repertorio che va da  Vivaldi a  Gluck comprenendo la musica del 700 può essere cantato in un modo, lasciando spazio ad un certo tipo di variazioni, che vuoi o non vuoi caratterizzano un certo stile di canto, il belcanto è un altra cosa, non una esasperata variazione continua, ma una ricerca del gusto, dell'equilibrio, che sa giocare su dei piani, su suoni dolci e delicati.                                        La signora Bartoli, che tanto ci piace nel suo usuale repertorio, senza dubbio non semplice, tramite il quale ha saputo imporsi in campo internazionale, sembra sentire la mancanza di arie come "Agitata tra due venti" tanto da volerne riproporre qui certi suoni, senza dubbio poco pertinente. Nel caso di Juan Diego Florez, sicuramente dei suoi buoni,  equilibrati, anche se spenti e a volte privi incapaci di trasmettere le emozioni, le sensazioni di cui quest'opera deve essere vettore, non dimenticando in che periodo storico è stato scritto. Sicuramente migliore tra tutti Ildebrando D'Arcangelo, che ha saputo dipingere il suo personaggio senza cadere in eccessi oramai troppo frequenti nel panorama attuale del genere belcantistico. Lisa è Gemma Bertagnoli, a tratti acidula, e anche lei come la protagonista si muove nella ricerca di variazioni, che crediamo si attengano poco al genere e all'Opera. Un disco realizzato sull'onda della propaganda dello scorso album di C. B. , suonata con accordi più bassi, per permettere al mezzosoprano di poter cantare alcune arie La bacchetta di Alessandro De Marchi si attiene alle direttive di questo disco, la richiesta è quella di assecondare le star, in particolare la protagonista, riuscendo comunque a regalarci dei bei momenti, ma nulla di qualità superiore alla media, sicuramente non da Decca.Â
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