La Sonnambula - St Gallen
Scritto da Flower   
Martedì 19 Aprile 2011 20:16

“La scena è in un villaggio della Svizzera”. Così Felice Romani, l’insigne librettista romantico, definsce i luoghi dell’azione dell’opera di Vincenzo Bellini La Sonnambula. Ed è a San Gallo, cittadina ricca di antichità e di tradizioni – prima di tutto i merletti ricamati – che hanno avuto luogo una quindicina di recite del capolavoro belliniano, che un tempo era melodramma caro al cuore di tutti i pubblici, poi è sprofondato nell’oblio; infine, da quando nel 1957 è stato trionfalmente ripresentato dalla Callas a Colonia, in Germania, ha recuperato presso la musicologia più severa la stima che meritava; e oggi La Sonnambula fa parte del grande repertorio.

Il piccolo, moderno auditorium in cui hanno luogo a San Gallo le opere e le operette è – curiosità da segnalare – in appalto alla Coop; che lo sfrutta all’80% delle sue possibilità; si tratta di un record europeo di utilizzazione di una struttura musicale, che in noi – felici e noncuranti possessori di decine di teatri splendidi, suscita riflessioni amare.

Tra dicembre e marzo questo spettacolo, eseguito dall’orchestra sinfonica di San Gallo, è stato diretto da tre diversi maestri. L’ultima recita, il 6 marzo, era affidata a una bacchetta interessante, il giovane svizzero-francese Stéphane Fromageot. Intuitivo e sensibile, egli ama evidentemente il canto. Non sono mancati momenti di collegamento un po’ incerto con le voci, ma si è ripreso in un bel finale scintillante.

Wojtech Gierlak, basso polacco, interpreta con finezza il ruolo del Conte, anche se il suo italiano deve diventare più idiomatico. Quando i cantanti non sono italiani, si paga lo scotto in credibilità della dizione testuale e dell’impostazione vocale; e qui la Svizzera è proprio come l’Italia e come tutte le altre nazioni dove si allestiscono opere. Quanto ad Arthur Espiritu, americano dall’aspetto vagamente orientale, il suo Elvino si esibisce in un canto non esente da forzature – ben più estatico e lunare dovrebbe essere, ad esempio, “Tutto è sciolto” – ma sempre in un ambito di estremo decoro tecnico. L’americana Alison Trainer è stata una Lisa di discreta coloratura e di eccellente physique du rôle mentre c’era una Teresa di bella scena e di bellissima voce, Katja Starke.

La cuffia e il costume di Teresa ci portano a parlare dei costumi di Angela Buscemi, tradizionali e bellissimi, soprattutto quelli delle donne. Al centro dello spettacolo, in un ruolo che fu scritto per Giuditta Pasta e quindi per una delle figure mitiche del belcanto, abbiamo visto e ascoltato Diletta Rizzo Marin, ventisettenne Italiana. Siamo davanti a una professionista che è totalmente dentro al suo personaggio e che sembra avere alle spalle una lunga carriera; per la sua buona scuola, per la sua alta tecnica, che è ciò che dà  a questa ragazza la sicurezza del fraseggio e dell’interpretazione. Diletta è bionda, chiara di pelle e di capelli, come doveva essere nell’Ottocento un’altra Sonnambula, Jenny Lind, amata da Hans Christian Andersen e da Verdi. Un’Amina perfettamente “detta”in ogni sillaba, poetica e commovente, che arriva fresca all’impegnativo finalone virtuosistico. Non ce ne vengono in mente molte altre, di questi tempi; anzi, nessun’altra.

Giorgio Barberio Corsetti, grosso uomo di teatro, era responsabile della messa in scena. Ricordiamo che a Palermo, nel 2000, ha saputo accostare due atti unici diversissimi, La voix humaine di Poulenc ed Erwartung di Schoenberg, con compattezza di stile. E’ a suo agio con testi o rifacimenti teatrali di Goethe, Kafka, Ovidio. Ma alcune goffaggini visuali di questa Sonnambula svelano che la complessa semplicità e cantabilità di Bellini, lo stile operistico italiano del  1830  non hanno in lui il realizzatore ideale. Due, e, sostituiscono Le Alpi svizzere non ci sono – è quasi ovvio: sono sostituite da mobili giganteschi: una poltrona e un comò a cassettoni, su cui i cantanti si inerpicano con scalette, un po’ come i topolini della Cenerentola disneyana. E quando la regìa non adora il canto, si può scommettere che i cantanti verranno disturbati e sconvolti proprio mentre devono dedicarsi ad esso: c’è una struttura a scala che viene portata in giro e fatta piroettare proprio quando vi stanno sopra il soprano e il basso e devono intonare arie difficilissime.

Più interessante la rappresentazione, sul lato destro del palcoscenico, effettuata con pupazzoni che indossano i costumi dei protagonisti: spiegano al pubblico, in termini elementari, l’alternanza dei sentimenti del racconto belliniano: ora Amina è festeggiata e la rivale è messa da parte, poi Amina cade in disgrazia e il tenore si unisce a Lisa, eccetera. Almeno gli spettatori che “non sanno la trama” – e ce n’è sempre tanti – seguono (spesso con risate)  il filo conduttore della vicenda.

Sappiamo tutti, e vi assistiamo con rabbia impotente, come spietatamente, qui da noi, si taglino i  sostegni finanziari alla cultura. Invece a San Gallo in Svizzera, La Sonnambula di Bellini viene acclamata con calore per moltissime recite, per diversi mesi, da un pubblico che a queste meraviglie non sa rinunciare.. quindicina di recite dell’opera: di livello altamente professionistico e, soprattutto, tutte a teatro esaurito e acclamate con calore.

Gina Guandalini

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