Ai "Concerti di Primavera" una serata interamente dedicata a Francesco Paolo Tosti
Scritto da marco del vaglio   
Mercoledì 20 Aprile 2011 17:41

Francesco_Paolo__Tosti

Si suole definire romanza una composizione per voce e pianoforte (più raramente per voce e gruppo strumentale o voce e orchestra), su un testo di carattere amoroso e sentimentale. Il genere, nato in Francia nella seconda metà del XVIII secolo, ebbe molta fortuna in Italia, soprattutto nel periodo a cavallo fra fine Ottocento e primi del Novecento, rappresentando un ideale collegamento tra l’opera lirica e la canzone. Sebbene si sia affermata, soprattutto nei salotti borghesi, la romanza ebbe un grosso seguito in tutti i ceti e, nonostante ciò, fu sempre snobbata dai critici, che la ritennero troppo “popolare”.

Per tale motivo i musicisti che si dedicarono a tale genere sono sempre stati considerati autori di scarso valore pur se alcuni di loro ancora oggi godono di una discreta fama. E’ il caso, ad esempio, di Francesco Paolo Tosti, nato nel 1846 a Ortona a Mare (Ch), diplomatosi al Conservatorio di Napoli con Mercadante a soli venti anni che, nel corso della sua carriera, musicò circa 500 brani, su testi in napoletano, italiano, francese e inglese.Proprio la sua produzione è stata al centro del recente appuntamento con i “Concerti di Primavera”, tenutosi nella Chiesa Evangelica Luterana di Napoli, che ha avuto come ospiti i fratelli Giuseppe e Giovanni Auletta, rispettivamente tenore e pianista, e il violinista Paolo Coluzzi.Molto varia ed articolata la serata, durante la quale si sono alternate romanze e pezzi strumentali.

Fra le prime ricordiamo quelle che si avvalevano dei testi di Gabriele d’Annunzio, intense e struggenti come le Quattro canzoni d’Amaranta, o sentimentali quale la celeberrima ‘A vucchella (proposta in una versione rielaborata da Antonello Paliotti per voce, violino e pianoforte).Per quanto riguarda i brani strumentali, facevano riferimento a manoscritti inediti di proprietà dell’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona (che li ha gentilmente concessi), risultando il lato più sorprendente del concerto, in quanto evidenziavano l’abilità di Tosti anche al di fuori del contesto preferito.Gran finale con la famosissima “Marechiare”, su testi di Salvatore Di Giacomo (in un’altra rielaborazione di Paliotti per voce, violino e pianoforte), alla quale ha fatto seguito un bis altrettanto noto, consistente in ‘O sole mio (sempre con lo zampino di Paliotti).

Entrambe la canzoni hanno mandato in visibilio i presenti, che hanno tributato una standing ovation ai protagonisti, tutti e tre molto bravi come esecutori, con i due fratelli Auletta maggiormente impegnati, dato il tipo di repertorio proposto, il cui ulteriore pregio era quello di essere particolarmente insolito e di grande interesse. Purtroppo, come accade sempre più spesso, c’era un abisso fra il valore del concerto e una discreta fetta di spettatori, distintisi per la loro scarsa educazione, rappresentando la solita (e unica) nota dolente della serata.

Inutile elencare tutta una serie di elementi di disturbo (dallo scartocciamento di caramelline, allo squillo di cellulari), ai quali si aggiungeva il via vai di persone, molte delle quali sono entrate a concerto ampiamente iniziato, con la porta della chiesa che veniva in continuazione aperta e chiusa violentemente (e c’è chi ha preferito andarsene per non litigare), per cui merita una nomination fra i peggiori in assoluto, e il fatto che siamo appena ad aprile, con una lunga stagione ancora davanti, non è certamente una notizia piacevole.

Giuseppe_e_Giovanni_Auletta

 

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