Maria Stuarda - La fenice di Venezia
Scritto da Alessandro Forti   
Lunedì 04 Maggio 2009 16:19
Maria Stuarda: un titolo difficile da allestire, a tratti un opera non facile  da ascoltare, che soprattutto, richiede due grandi interpreti con carattere presenza scenica e tenuta vocale di tutto rispetto: Maria Stuarda ed Elisabetta I.
La scrittura chiede molto ad entrambe: legato, dominio del fiato,  agilità spesso di natura drammatica,  ed inoltre la flessibilità di saper  smorzare e sostenere una linea di canto a tratti pulita e impalpabile che si   alterna  a parti in cui  la scrittura richiede un sostegno in piena voce senza concedersi degli incresciosi“vuoti”.  Una  tenuta vocale, che ovviamente rende questi ruoli non propriamente abbordabili da tutte le interpreti
 
 Maria stuarda a Venezia
Teatro La Fenice (c) 
 
Maria stuarda nel secondo cast è  Maria Costanza Nocentini, chiaramente sopraffatta da un ruolo troppo pesante per lei, ovviamente la sua concentrazione andava tutta al canto e ben poco al personaggio sotto il profilo della recitazione. La signora Nocentini è volenterosa nella ricerca dei piani,  dell'espressività, ma il ruolo come già detto è evidentemente oltre alla sue possibilità. Imbarazzanti erano  le scivolate di intonazione e il tremare di tutto il corpo per sostenere lo slancio degli acuti .
 
La grande rivale ed antagonista Elisabetta aveva la voce nel secondo cast di Maria Pia Piscitelli, per il peso vocale della signora bisogna ammettere che le sue agilità sono veramente notevoli, altro punto  a suo favore sta nella morbidezza nel canto e della conduzione della voce nella zona acuta. Unica nota dolente, la  mancanza della giusta carica nella zona centro grave , che gioverebbe anche per poter differenziare meglio le due primedonne. Ci chiediamo perché non abbiano investito sulla signora Piscitelli come Maria Stuarda invece di Elisabetta. Piccolo appunto su entrambe le prime donne, avremmo gradito una maggiore “regalità” nella recitazione e nel gesto.
 
Roberto era, nel secondo cast, Dario Scmunck, il quale sarebbe dotato di una bella voce, forse un po troppo piccola. Sicuramente nel procedere dell'Opera le difficoltà aumentano, si stringe letteralmente la gola e non basta la ricerca della “punta” nasaleggiante  per risolvere un problema di sostengo di una tessitura  sicuramente non facile.
 
Figura un po magra per Giorgio Talbot-Federico Sacchi, anche qui, la voce andrebbe bene  per un ruolo del genere,  non è di sicuro richiesto un Boris Godunov,  ma,  la proiezione  del suono risulta deficitaria  e l'orchestra non è d'aiuto.
 
Il direttore d'orchestra, Fabio Maria Carminati ha saputo assecondare i cantati e c'erano anche delle buone intenzioni, difficili da far risaltare con un orchestra-accompagnamento. La nota che gli va fatta è questa: attenzione ai volumi!
 
Sicuramente ad influire negativamente sulla recitazione di tutti era la regia o più che altro la messa inscena del regista Denis Krief. Un labirinto perenne che cambia colore o livello a seconda della scena. La produzione non ha potuto non generare noia piuttosto evidente nel pubblico. Staticità che probabilmente ha ingabbiato anche gli artisti , spinti a cantare spesso in fondo e ad essere coperti molto spesso dall'orchestra e quindi ad essere malapena udibili.
 
Mi chiedo perché i vari segretari artistici non camminino per il teatro nelle pause e non si soffermino a sentire i commenti del pubblico (perché  è  per il pubblico che si allestiscono questi spettacoli), che è letteralmente annoiato di vedersi propinati Romeo et Juliette in discoteca e Maria stuarda inchiodata in un labirinto. Non serve tornare ai teloni dipinti ma neanche spendere in spettacoli terribilmente  noiosi! Siamo in crisi  di soldi..e di idee evidentemente!
 
Alessandro Forti

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