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![]() Placido Domingo è stato festeggiato per ricordare il suo debutto all'arena di Verona avvenuto 40 anni fa, il 16 luglio 1969. Domingo aveva allora 28 anni. Si presentò interpretando il ruolo di Calaf in una “Turandot” che aveva come protagonista femminile Birgit Nilsson. Riportiamo alcuni stralci di un intervista in cui parla degli inizi della sua carriera e del rapporto con sua moglie: "Avevo conosciuto Marta Ornelas, soprano lirico messicano, ci eravamo sposati ed avevamo un figlio. Bisognava lavorare per mandare avanti la baracca. Un impresario ci offrì un contratto per sei mesi a Tel Aviv. Il cachet era miserabile: 330 dollari al mese in due e bisognava cantare venti recite. l Aviv è una città di intenditori e amanti della musica. Io ero un cantante autodidatta, non avevo alcuna scuola alle spalle. A Tel Aviv i difetti e le deficienze della mia voce cominciarono a venir fuori tutti; e ricevevo molte critiche. La prima ad accorgersi che la mia voce non andava fu mia moglie. “Quando canti non ti sento”, mi disse una sera. “Ci deve essere qualche cosa di sbagliato nell'impostazione, nella emissione del fiato”. Scoprimmo che l'origine di tutte le deficienze della mia voce stava nel modo in cui cantavo. Io cantavo sul fiato, consumando un sacco di energie, senza avere buoni risultati. Bisognava cambiare tecnica, imparare ad a¬poggiare la voce, usare il diaframma. Sotto la guida di mia moglie cominciai ad allenarmi con questo sistema. Studiavamo ore ed ore, ogni giorno. Dovevamo fermarci a Tel Aviv sei mesi e ci restammo quasi tre anni. La nostra vita era miserrima. I soldi ci bastavano appena per sfamarci. Tutto il tempo libero lo trascorrevamo a studiare, a migliorare la mia voce. Sono state quelle centinaia di ore di studio e di esercizio, fatte in teatro con mia moglie, a costruire il mio avvenire. Quei due anni e mezzo sono stati tremendi, grigi, difficoltosissimi. Ma anche belli. Ho imparato a conoscere e ad amare mia moglie. Io e Marta siamo una coppia molto affiatata. E' stato quell'amore a renderci forti e a farmi superare tutte le difficoltà. Io ripeto spesso a tutti: "Se sono diventato Placido Domingo, lo devo soprattutto a Marta"
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