Intervista a Gianfranco Cecchele
Sabato 16 Gennaio 2010 13:46

Cecchele-Gianfranco-in-Ernani

Gianfranco Cecchele non ha sicuramente bisogno di presentazioni, essendo stato tra i più grandi artisti delle sua generazione. In questo colloquio, il grande tenore veneto ci racconta alcune cose relative alla sua splendida carriera in questa intervista concessa a Gianguido Mussomeli

 

È vero che da ragazzo volevi diventare un pugile?
Dall’età di 16 anni fino ai 18 e mezzo ero un welter pesante (kg.78) iscritto alla F.E.R.V.E di Castelfranco Veneto.Passai da novizio a dilettante ma mio padre si rifiutò di firmare la documentazione perchè allora si diventava maggiorenni a 21 anni.

Come hai deciso di diventare un cantante lirico?
Durante il servizio militare al C.A.R. di Avellino, alla festa del giuramento il colonnello chiese di fare uno spettacolo al quale presi parte come canzonettista. Cantai “Granada” e “Torna” ed il colonnello mi esortò a studiare lirica.

La tua carriera si é sviluppata rapidamente. A 26 anni debuttavi alla Scala e l´anno dopo cantavi Norma con la Callas. È stato difficile arrivare subito in teatri così prestigiosi?
Feci la mia prima lezione di canto il 25/06/1962 con il maestro Marcello Del Monaco, fratello del collega Mario Del Monaco e in 19 mesi trovai la resistenza per sostenere un’opera intera; infatti, debuttai al Teatro Bellini di Catania con l’opera “La Zolfara” di Francesco Mulè. Tornando da Catania mi fermai a Napoli e feci un’audizione con i fratelli Di Costanzo che mi offrirono “Norma”.Mi fermai poi a Roma, altra audizione con il maestro Carlo Vitale sovrintendente, che mi offrì “Aida”, due recite a Caracalla.In realtà poi ne feci undici perchè il tenore Pier Miranda Ferraro era ammalato ed io essendo presente continuai la recita dal terzo atto in poi. L’opera l’avevo solo studiata al pianoforte e non l’avevo mai vista interamente,solo i primi due atti,ma come mi disse l’anno dopo Luchino Visconti, durante le prove del “Don Carlos”,per l’inaugurazione della stagione operistica al Teatro dell’Opera di Roma, ero proprio nato per il palcoscenico.


Quando hai iniziato a cantare, avevi in mente un modello da seguire tra i grandi artisti della tua epoca?
Non avevo solo un modello da seguire perchè da Caruso, Pertile, Gigli, Di Stefano, Del Monaco e tanti altri, c’era tutto da imparare.


Come sceglievi i ruoli da affrontare?
Non ho mai potuto scegliere i ruoli. Dovevo solo avere il tempo per studiarli e anche scartare ruoli troppo acuti che mi venivano offerti o troppo centrali come le opere di Monteverdi, nelle quali ci voleva un’esperienza che in quel momento non avevo.


Qual era il tuo metodo di studio nel preparare una nuova parte?
Il mio metodo di studio per un’opera nuova era per prima cosa l’ascolto dei vari tenori fra i più importanti. Poi uno studio approfondito con un maestro di spartito per la parte musicale.

Tu hai cantato praticamente in tutto il mondo. Secondo te quali sono le differenze tra il pubblico delle varie nazioni?
Il pubblico dei melomani è uguale in tutto il mondo. La differenza sta nelle città e nella loro ricchezza materiale. Più sono ricchi e meno sono espansivi.Nei teatri italiani c’è una grande tradizione. Pensate a Parma, a Reggio Emilia, a Mantova etc...Al calore dei napoletani, dei siciliani, alla competenza dei giapponesi.Insomma quando si canta bene l’entusiasmo c’è sempre.

Avendo cantato quasi tutte le opere di Verdi, tra cui anche molte di quelle raramente eseguite, quali sono secondo te le caratteristiche necessarie per un interprete verdiano?
Sì! Ho cantato 24 opere di Verdi su 27 composte da questo grandissimo Maestro. Però ho cantato anche sei opere di Puccini,poi Mascagni, Leoncavallo, Bellini, Catalani, Giordano, Bizèt, Ponchielli, Cilea, Wagner,di Mario Zafred “Wallenstein” in prima mondiale, di Saverio Mercadante “La vestale” di cui ho effettuato la prima incisione assoluta. Poi Rossini con lo “Stabat Mater”. In Verdi, bisogna avere una dizione perfetta perchè molti sono i recitativi che preparano l’aria, una sicurezza assoluta nelle due ottave. Io dico sempre che Verdi fa perno sul cervello dell’ascoltatore, Puccini sul cuore, Mascagni e Leoncavallo riscaldano il sangue.

Tu hai lavorato con tutti i grandi direttori e cantanti della tua epoca. Senza voler nulla togliere agli altri, vorrei che ci dicessi qualcosa sulla tua esperienza di lavoro con Maria Callas.
Nel 1965 ho avuto la fortuna di cantare “Norma” a Parigi con la più grande interprete di quest’opera e non solo di questa, Maria Callas, ma il periodo d’oro per lei era purtroppo già finito.La “zampata” della tigre però,era ancora presente in certi momenti.Io ho cantato molte recite di “Norma” con bravissime soprano, però mai nessuna mi ha fatto accaponare la pelle come lei nella frase : “In mia man alfin tu sei..”.C’era una tale voglia di vendetta nel suo suono che non ho più sentito. Nel ruolo di Adalgisa per le prime tre recite c’era un mezzosoprano che ha fatto epoca , Giulietta Simionato in gran forma. Poi subentrava Fiorenza Cossotto , un “mostro” di bravura. Ho avuto la fortuna di cantare anche con Renata Tebaldi al San Carlo di Napoli, altro “mostro sacro”. Sostenevo un ruolo molto difficile :Enzo Grimaldo nella “Gioconda”.Anche lei a fine carriera ma con voce ancora potente e dolce insieme.
Naturalmente quando si canta nei grandi teatri si trovano sempre i migliori artisti del momento e i migliori direttori d’orchestra. Con i grandi non ci sono mai problemi. Così era con Karajan, Gavazzeni, Giulini, Patanè, Guadagno, Prètre, Oren, Schippers, Levine, e molti altri. Unico maestro che cito a parte è Riccardo Muti e non per mancanza di bravura ma perchè lui era solo interprete dell’opera , non ammetteva acuti “extra” , peraltro accettati dagli stessi autori. Insomma lui dirige molto bene ma non lascia spazio alle qualità differenti e tipiche di ogni artista. Perchè gli altri direttori altrettanto bravi, invece sì? Bisogna anche accompagnare non solo dirigere. Questa è la mia personale considerazione.

Quali sono gli spettacoli che ricordi più volentieri tra tutti quelli a cui hai preso parte?
Io ho cantato circa 2000 recite in 43 anni di carriera, all’incirca 46-48 recite all’anno,però non posso dimenticare la collaborazione musicale con il maestro Carlo Maria Giulini nel “Don Carlos” e quella scenica con Luchino Visconti.I costumi veramente dell’epoca,le scene meravigliose e imponenti.A proposito di costumi ,se i registi moderni capissero quale importanza ha per un artista indossare un costume dell’epoca scritta dall’autore dell’opera , capirebbero quale aiuto dà il costume per la postura scenica. Inoltre, molti riferimenti del testo cantato si rifanno all’epoca in cui accadeva il dramma. Non si può sostituire la ghigliottina con il fucile (Andrea Chènier) o la dimora di Violetta (in Traviata) con delle cassette vuote di birra. Oppure i carri armati in Norma:questo accadeva in Germania,ed io ho lasciato le recite profanatrici. Per fortuna l’epoca di tali scempi è incominciata verso gli anni 1998/99, perciò ho sofferto solo per qualche anno. Non posso dimenticare la collaborazione con il maestro Karajan in “Cavalleria” e gli insegnamenti di un grande regista come Giorgio Strehler. Poi il mio debutto in “Otello” nel 1981 al teatro di Bonn, 25 recite. In quest’opera ci vuole una maturità vocale veramente eccezionale.E’ un’ opera che mi ha dato grandi soddisfazioni ,ne ho cantate 87 recite in totale.

Qual è secondo te il ruolo piú impegnativo tra tutti quelli che hai affrontato nella tua carriera?
Ogni ruolo comporta delle difficoltà quando si cerca di calarsi totalmente nel personaggio. Ci sono opere come Otello, Andrea Chènier, Vespri Siciliani, Don Carlos (in cinque atti), la Forza del destino (senza tagli), Gioconda, Loreley,..Beh....in quest’opere ci vuole una marcia in più che fortunatamente io avevo.

Cosa pensi dei dischi e dei video? Quali sono le tue registrazioni che consideri meglio riuscite?
E’ una vera fortuna poter disporre oggi dei DVD ma io personalmente amo di più le registrazioni live che rispecchiano la parte vocale senza interventi sul suono, perciò proprio quelle registrate dal pubblico, non con i microfoni in scena. Solo così si ha l’esatta quantità della vocalità di un artista, inoltre nei DVD ci si può vedere e facendosi un’autocritica,migliorarsi.
Per quanto riguarda le mie incisioni discografiche posso dire che sono tutte ben riuscite.Basti pensare al disco “Cecchele canta Verdi”,all’”Aroldo”, sia quello inciso con la CBS americana che quello inciso con la Rai; ai film di “Cavalleria Rusticana” e “Turandot” ,e a tutte le incisioni fatte alla Rai,quando questa azienda era un vanto italiano e cioè ” Attila", "Alzira", "La Battaglia di Legnano", "Vespri siciliani", "Turandot" sia in film che incisione per la radio Rai etc....,senza dimenticare la splendida incisione dell’opera “La Vestale” di Saverio Mercadante e un cd inciso nel 2000 intitolato “L’emozione di una voce”.

Sei soddisfatto di quello che sei riuscito a fare in palcoscenico oppure hai qualche rimpianto?
Sì, ho un rimpianto che è quello di non avere mai potuto cantare “Ballo in maschera” e “Sansone”,che peccato!

Quanto è importante per te la regia di uno spettacolo? Non pensi che oggi si dia un´importanza eccessiva al regista e alla recitazione, a scapito delle altre componenti?
La regia è molto importante per l’insieme della compagnia e per i singoli artisti, solo se viene rispettato ciò che l’autore ha scritto e l’epoca . Tutti sanno come si vive oggi però pochi sanno come si viveva nel 1500,1600,1700.etc...
L’opera è stata scritta per gli interpreti vocali, che sono la colonna portante dello spettacolo. Il cambio artistico nella stessa opera,dà più o meno interesse per l’opera stessa. Molto importante invece,è la collaborazione con il direttore d’orchestra.

Come insegnante, che metodo segui? Qual è per te la tecnica giusta?
Non si può insegnare nello stesso modo una tecnica uguale per tutti,ci sono i pesi vocali. Prendiamo la voce del tenore. Ci sono tenori di grazia, tenori lirici leggeri, tenori lirici, tenori lirici spinti, tenori drammatici. Ciò che io insegno a un tenore lirico leggero non è la stessa cosa che insegno invece al lirico spinto o drammatico.

Come vedi il mondo della lirica attuale?
In ogni epoca ci sono stati pochi cantanti veramente bravi, perciò anche oggi ci sono le stesse difficoltà di un tempo . Quello che invece è cambiato quasi radicalmente è il rapporto d’importanza nell’opera lirica. Chi canta l’opera è diventato un soggetto di secondo piano e pensare che nessuna regia o direzione d’orchestra può dare il successo dell’opera se gli interpreti sono scadenti.

Quali consigli daresti ad un giovane che volesse intraprendere la carriera di cantante?
I consigli sono la cosa più facile da dare. I giovani dovrebbero per prima cosa sapere quali sono i cantanti in carriera usciti da una scuola di canto e constatare che questo sia vero. Per seconda cosa, se un artista ha cantato per oltre 40 anni senza rovinarsi la voce vuol dire che tecnicamente sa quello che fa perciò è facile intuire che potrà trasmettere una sicurezza vocale su cui costruire una carriera.

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