Tannhäuser alla Scala, fischi per la Fura dels Baus
Scritto da Maestrina   
Giovedì 18 Marzo 2010 19:25

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La rappresentazione del Tannhäuser di Wagner si apre con proiezioni grafiche indistinte che si trasformano in nudi giganteschi, un caos con sottofondo musicale insomma, trapezzisti e circensi che si affannano a far casino per tutto il primo atto, personaggi con costumi no-sense che si relazionano con un Kitsch puramente Bollywoodiano, top tra le geniali invenzioni registiche, le immagini del papa (curiosa la scelta di Giovanni Paolo II, anzi direi proprio stupida)  proiettate sul solito Tulle.

 Piu che a un opera sembrava di assistere ad una riunione involontaria di artisti di strada capitati per caso dentro ad un rave tecno stranamente ambientanto in India. Nessuno dice che l'Opera debba essere per forza filologica, nessuno dice che un regista non ci possa mettere del suo, certo se però poi il risultato deve essere questo, preferisco le tele dipinde. Ci chiediamo inoltre quanto sia costata una produzione del genere, e soprattutto a chi sia piaciuta. I fischi, più che meritati erano sicuramente preventivati, e di certo se li aspettavano quelli della Fura dels Baus, che probabilmente, sapendo di relazionarsi con un pubblico particolarmente irriverente e tradizionalista, si saranno anche limitati, al contrario di quanto avevan fatto l'anno scorso a Roma per le Grand Macabre. 

Si dice che  a farla da protagonista nell'Opera sia la musica, e riguardo la musica, possiamo dire che Metha, tornato alla scala dopo più di 30 anni, forse confuso dal parapiglia incondizionato e inutilmente provocatorio che avveniva sul palcoscenico ha fatto una buona ma non eccellente prova. In scena, a completare l'orgia programmata dai registi ci hanno pensato i cantanti:  Julia Gertseva e Robert Dean Smith, nelle parti di Venere e del protagonista, erano totalmente fuoriposto, sia vocalmente che scenicamente, ha fatto decentemente Anja Harteros (Elisabeth) che è stata particolarmente apprezzata dal pubblico nonostante alcune imperfezioni, ed un volume secondo il mio personale giudizio, insufficente. In assoluto il peggiore è stato di certo Roman Trekel, che non era probabilmente in una delle sue serate migliori, e alle mie orecchie è risultato spesso calante.

La prossima volta faccio un fioretto, i soldi del biglietto li do in beneficenza, almeno so che li utilizzeranno per qualcosa di utile.

 

 

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