''Nel teatro italiano si vuole annullare un'antica tradizione che assegnava a ciascuno il proprio mestiere: il regista deve fare il regista, il direttore d'orchestra deve fare il direttore d'orchestra e via dicendo. Gli artisti stranieri che vengono in Italia a lavorare, dei nostri teatri dicono: 'get money and run', prendi i soldi e scappa''. Lo afferma all'ADNKRONOS il regista franco-italiano Denis Krief, che ha firmato regia, scene, costumi e luci della 'Luisa Miller' di Giuseppe Verdi che va in scena mercoledi' sera al Teatro Regio di Torino. Krief, con la sua solita verve, punta il dito contro quella che definisce ''pseudocreativita''', dilagante a suo dire nei teatri italiani e responsabile del declino degli spettacoli lirici in Italia, Paese che, secondo il regista, fino a qualche anno fa era custode della piu' grande tradizione nel campo degli allestimenti lirici.
''Il teatro italiano -spiega- si basa sulla straordinaria tradizione artigianale di questo Paese. In passato c'erano le grandi scuole del San Carlo di Napoli e della Fenice di Venezia, i cui laboratori hanno prodotto allestimenti storici. Poi sono arrivate Spoleto e Pesaro, da dove ancora oggi escono fior di macchinisti, scenografi, tecnici delle luci, arredatori, falegnami e in genere 'artigiani' del palcoscenico. Eppure si vuole rinunciare a questa tradizione in nome di una pseudocreativita' che anziche' valorizzata andrebbe messa nel pattume della memoria''. Krief da sempre nel suo teatro usa riferimenti colti con la ferma convinzione che ''il teatro d'opera sia colto -sottolinea- e che il regista sia un responsabile culturale''. ''E la cultura -ripete- si fa nel segno della tradizione, non dell'improvvisazione. Se una signora vuole arredare la propria casa mettendo un divano verde a pois rosa e' libera di farlo. Ma il teatro non si puo' fare cosi', senza regole e a caso, perche' di mezzo ci sono i soldi pubblici''.