Aspetti e Significati Esoterici del Parsifal di Wagner
Scritto da Andrea Bedetti   
Lunedì 23 Marzo 2009 22:28
Indice
Aspetti e Significati Esoterici del Parsifal di Wagner
Saggio sul Parsifal prima pagina
Saggio sul Parsifal - pagina seconda
Saggio sul Parsifal - pagina terza
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«VEDI, FIGLIO MIO, QUI IL TEMPO DIVIENE SPAZIO»

O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s’asconde
sotto 'l velame de li versi strani.
(Inferno, IX, 61-63)

 

Il lungo cammino di Richard Wagner verso il Parsifal cominciò nell’inverno del 1841 a Parigi, dove il compositore tedesco era impegnato nel progetto del Tannhäuser, la sua quinta opera. Un suo amico e collaboratore, il filologo Lehrs, gli fece leggere alcuni documenti e saggi di letteratura medievale tedesca, tra i quali uno studio su Lohengrin, il figlio di Parsifal, e un altro sulla leggenda del Sacro Graal, il misterioso calice usato da Gesù in occasione dell’ultima cena e nel quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue del Salvatore, dopo la sua deposizione dalla croce.
Ma fu soprattutto nell’estate di quattro anni dopo, durante una cura termale a Marienbad, che Wagner venne definitivamente catturato dal fascino della personalità di Parsifal, il puro folle, e della sua ricerca del sacro calice. In quel breve periodo di riposo, il compositore di Lipsia ebbe modo di leggere il Parzival, il capolavoro poetico di Wolfram von Eschenbach, composto verso il 1205, uno dei testi di maggior valore di tutta la letteratura medievale tedesca. Scritto in venticinquemila versi, il Parzival riprende in larga parte un altro famoso poema del tempo, il Perceval, scritto dal poeta francese troviero Chrétien de Troyes intorno al 1180.
 

parsifal

Il Mito di Parsifal 
 
Entrambe le opere vedono protagonisti, in massima parte, gli stessi personaggi che Wagner utilizzò nel suo Parsifal. A partire dallo stesso eroe, Perceval, che nella lingua d’oïl significa “colui che attraversa la valle”, per continuare con Gornemant, che nell’opera wagneriana diventò Gurnemanz, il vecchio vigoroso cavaliere, il re pescatore Anfortas, il cui nome rimase quasi immutato, Amfortas, il sovrano custode del Graal e vittima del malefico sortilegio del mago Klingsor e, soprattutto, la strega Cundrie che, presente nel capolavoro del musicista tedesco con il nome di Kundry, rappresentò l’elemento femminile conturbante, personaggio-chiave di tutta l’opera.
Però, com’era solito nei suoi metodi di lavoro, Wagner non affrontò direttamente la stesura del libretto e della partitura, ma accantonò il tutto per un progetto futuro. Per dodici anni gli sforzi artistici del compositore si concentrarono dapprima sul Lohengrin, andato in scena nel 1850, e poi su buona parte della tetralogia Der Ring des Nibelungen, che lo portò a comporre, dal 1852 fino all’inizio del 1857, Das Rheingold, il prologo dell’immensa opera, Die Walküre e le prime scene del Siegfried.
 
L’eco di Parsifal e del Sacro Graal tornarono alla mente di Wagner il giorno del Venerdì Santo del 1857, mentre era impegnato nell’elaborazione del Tristano e Isotta. Seduto nel giardino della villa di Otto e Mathilde Wesendonck, suoi vecchi amici che lo ospitarono nella loro dimora per due anni, Wagner ebbe, come riportò nel suo diario Mein Leben (La mia vita), uno choc decisivo. «Immerso in questa atmosfera, mi dissi bruscamente che quello era il giorno del Venerdì Santo e mi ricordai l’importanza che ha questa data nel Parzival di Wolfram… », scrisse il musicista a proposito di quella fondamentale esperienza. «E partendo dall’idea espressa dal Venerdì Santo, concepii rapidamente un intero dramma che divisi in tre atti e di cui buttai giù la trama in poche righe». Ci vollero, nonostante tutto, ancora otto anni prima che quello schizzo prendesse finalmente corpo.
Alla fine di agosto del 1865, Wagner delineò in diciannove pagine l’argomento e i suoi personaggi. Fu su questi appunti che il musicista di Lipsia diede forma al Grundthema, al tema fondamentale dell’opera, quello che diversi anni dopo un eminente musicologo tedesco, Hans Paul von Wolzogen, definì con il celeberrimo termine di Leitmotiv, erroneamente attribuito allo stesso Wagner da una certa pubblicista musicale di questo secolo.
Da quella traccia delineata nel 1865, furono necessari ulteriori dodici anni al compositore per impossessarsi di tutti i tasselli del mosaico concernenti il libretto dell’opera. Ben dodici anni per delineare i versi poetici del suo Parsifal.
Soltanto nel giorno di Natale del 1877, infatti, Wagner completò il testo dell’opera e ne inviò una copia con dedica all’amico e protettore Franz Liszt. Seppure ostacolato da problemi di ordine economico e artistico, nessun altro lavoro del musicista tedesco ebbe un parto così lungo e sofferto. Non bastarono di certo la costruzione e le conseguenti e ingenti spese del teatro di Bayreuth. E neppure la lunga gestazione dell’altra opera, Die Meistersinger von Nürnberg, composta tra il 1861 e il 1867 e andata in scena nel giugno del 1868.