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Valchiria e Polemiche, un interessantissimo testo estrapolato da uno degli ultimi post sul blog di Enrico Stinchelli: Argomenti a noi molto cari, che ci piace riproporvi, perchè se si vuole puntare alla ripresa di questo settore, è nostra opinione che il primo passo da fare sia un attenta profonda riflessione:
Per Sant'Ambrogio alla Scala un Wagner sontuoso e con tutte le migliori prerogative del grande evento: Barenboim sul podio, un cast eccellente , un titolo tra i più rappresentativi dell'intero repertorio melodrammatico.
Colpo di scena prima dello spettacolo: fatto mai accaduto nella storia della Scala, il maestro entra, apre la porticina che lo separa dal pubblico, viene illuminato ad hoc, afferra un microfono e rivolgendosi al Presidente della Repubblica legge il famigerato articolo 9 della Costituzione, ricordando a tutti i presenti che lo Stato dovrebbe tutelare i beni culturali, ambientali e paesaggistici. Ovazione e , sugli applausi, parte l'Inno nazionale.
La polemica sui famigerati “tagli” alla Cultura in Italia dura da molti mesi e in questa occasione vorrei ribadire il mio personale pensiero sulla faccenda che, inutile nasconderselo, in vista di una crisi istituzionale assume i classici , italici caratteri della strumentalizzazione.
Che la Cultura debba essere sovvenzionata dai fondi statali, in misura degna, è cosa ovvia e scontata, sancita dalla Costituzione. Quel che invece non è affatto scontato è che tali sovvenzioni statali debbano essere fonte di lucro per chi amministra i fondi all'interno di un teatro d'Opera, di prosa, di un museo, ec.
Affermo, senza tema di smentita, che in Italia i fondi statali destinati alla cosiddetta Cultura sono stati SALASSATI, in anni e anni di mala gestione. Per una ovvio gioco di vasi comunicanti: più fondi statali = più furti. Non solo. Per chi ha memoria corta varrà la pena ricordare che in Italia sono sempre esistite, da quando è nata l'Opera, lamentele per questioni di danaro mancante, con un'unica sostanziale differenza: in epoca barocca e nell'Ottocento, i teatri venivano gestiti da PRIVATI, siano essi stati mecenati, principi o impresari , cioé persone che investivano e rischiavano di tasca loro! Successivamente quest'onere è passato allo Stato ed è quindi iniziato il famoso “magna-magna”: più mi dai e io più prendo, tanto....paga Pantalone. Vi sono alcune amministrazioni in bancarotta: Genova, Cagliari,Parma, Bologna, Catania, Palermo, Roma, la stessa Scala....continuamente in bilico, con lavoratori immersi nel più totale precariato, sottopagati, sotto utilizzati a fronte di spese enormi, faraoniche, in gran parte non motivate da una amministrazione limpida e legale.
Ciò detto , resta valido l'appello del maestro Barenboim ma non sufficientemente chiaro: perché se la Costituzione italiana obbliga lo Stato a tutelare il patrimonio artistico e culturale, detta Costituzione non presuppone il furto, lo sperpero e il malaffare all'interno delle varie amministrazioni. Che vi sia poi una forte tentazione di politicizzare questi nobili discorsi e usarli a fini propagandistici, mi pare evidente: una visione statalistica del sostegno alla Cultura preclude in maniera antiquata e rigida l'ingresso ai privati, cioé a quegli sponsors che potrebbero da soli sostenere fior di stagioni e fior di spettacoli, con un controllo amministrativo straordinario e molto più severo. Perché in Italia nel mondo se i soldi li metti tu...fai molta più attenzione a come vengono spesi o elargiti.
Concluderò questa premessa sottolineando il fatto che la Scala di Milano ha oggi la massima sovvenzione statale, com'è sempre stato, e che anche il suo sovrintendente farebbe bene a gestire questi fondi con maggior oculatezza e maggior senso del risparmio, soprattutto in un momento di crisi.
Questo, se vogliamo essere equi e giusti e non ipocriti.
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