Parigi giovedì, per la «prima» assoluta di Moro, opera da camera di Andrea Mannucci su libretto di Marco Ongaro. Dopo i recenti esperimenti fatti a Londra e al Metropolitan, mettere in scena una delle troppe tragedie italiane recenti non appare quindi così eccentrico; certo sembra strano che una vicenda storica che ha fortemente influenzato la vita del nostro paese sia presentata a Parigi..
«A me - dice Ongaro - interessava ritrovare, al di là del melodramma, la tragedia. E poche vicende contemporanee lo sono come quella di Moro, un potente privato del potere e alla fine della vita. Non volevamo e forse nemmeno potevamo far cantare Paolo VI o i brigatisti, ma raccontare l’agonia di un uomo». Quindi Moro è visto nella solitudine angosciosa del covo delle Br, mentre duetta con un soprano-Cassandra e un tenore-Angelo che rappresentano rispettivamente la cultura laica e quella religiosa: «Tutto stilizzato come in una tragedia classica - aggiunge Ongaro -. Diciamo che abbiamo fatto il contrario di quel che va di moda oggi a teatro, dove si danno ambientazioni contemporanee a vicende classiche, tipo l’Eracle-agente di borsa che ho appena visto alla Comédie-Française. Noi invece prendiamo un fatto storico e ne facciamo una tragedia classica. Come, del resto, ha fatto Bellocchio nel suo film».
Appuntamento nella chiesa (calvinista) di Batignolles per una produzione di una compagnia che si chiama Opéra de Poche, «opera tascabile»: tre cantanti, orchestra da camera, regista Luigi Cerri, direttore Andrea Battistoni, patrocinio dell’Istituto italiano di Cultura di Parigi e della Dante Alighieri. Ma perché Moro a Parigi? «Me lo chiedo anch’io - sospira Ongaro -. Avevo proposto l’opera in Italia e in particolare a Verona, che è la mia città e dove c’è un ente lirico, già tre anni fa, per il trentennale della tragedia. In Italia non abbiamo avuto risposte; in Francia sì. E’ un’opera "piccola", lunga un’ora e con un organico da camera, adatta a questi tempi di crisi e ristrettezze. Però a Verona debutteremo il 12 marzo, grazie al vescovo che è venuto a sapere dell’opera, ha voluto leggere il mio libretto e ha deciso di rappresentarla in Cattedrale per aprire la Quaresima. In Francia il nostro Moro va in scena in un tempio protestante, in Italia in una cattedrale cattolica: mi sembra significativo. E molto bello».