“Senza voci la patria della lirica finita la stagione di nomi leggendari come Di Stefano, Tebaldi, Corelli, Simionato. Cartelloni pieni di stranieri che cantano in un italiano barbaro”, titola così un articolo apparso di recente sul Corriere della Sera secondo il quale il nostro bel paese sarebbe attualmente carente di eredi di grandi voci che fino a non molto tempo fa erano ingaggiate nella routine lirica italiana.
Una carrellata di nomi che parte da Caruso e si snoda attraverso quelli di celebri figure del panorama lirico italiano quali Olivero, Scotto, Sciutti, Zeani, Petrella e ancora Stignani, Pederzini, Cossotto, Del Monaco, giusto per citarne alcuni, fino alla generazione Freni-Pavarotti, tutti rappresentanti di una fulgida e fiorente stagione lirica ma voci simili non si sentono più, forse per colpa dei nostri conservatori o degli insegnanti di canto.
Come salvare le voci Italiane della lirica?
Mi chiedo e vi chiedo: la situazione è veramente così drammatica? Quali sono le responsabilità dei cantanti, quali quelle delle direzioni artistiche? Un protezionismo artistico è inattuabile? Sarebbe Corretto? Insomma, grandi cantanti si diventa, e se è vero che la qualità di certe voci è più che discutibile, è anche vero che il canto è soprattutto tecnica che va affinata con l'esperienza, puntare sui nostri giovani sarebbe poi così sbagliato?