Dopo cinque lunghi anni, grazie ad una serie di lavori che ne hanno restituito l’agibilità, la Sala Scarlatti del conservatorio napoletano di San Pietro a Majella è stata restituita ufficialmente al pubblico con una serata rivolta interamente a composizioni di Franz Liszt, del quale si celebra il bicentenario della nascita. Prima del concerto, il direttore del conservatorio Patrizio Marrone, molto soddisfatto e visibilmente emozionato, ha preso la parola davanti ad un pubblico numerosissimo, ringraziando tutti quelli che hanno partecipato alla ristrutturazione, sia fisicamente, sia economicamente. Ha voluto, inoltre, elogiare lo spirito di sacrificio mostrato da docenti e alunni, costretti negli scorsi mesi a operare in condizioni disagiate, in quanto i lavori hanno interessato l'intero edificio.
La parte introduttiva si è chiusa con la premiazione alla carriera per il maestro Massimo Bertucci, prestigioso docente di pianoforte del Conservatorio, proveniente dalla scuola di Vincenzo Vitale. Il momento musicale, affidato all'Orchestra del Conservatorio, diretta dal maestro Francesco Vizioli, e al pianista Massimo Tomei, si è aperto con il Concerto per pianoforte ed orchestra n. 2 in la maggiore, dalla genesi lunga e sofferta, con i primi abbozzi che risalgono al 1839 e la revisione conclusiva al 1861.
A differenza del Concerto n. 1, risulta meno virtuosistico, ma più originale nella forma, in quanto maggiormente vicino ad un poema sinfonico.
La serata è proseguita con il terzo poema sinfonico, Les Préludes, completato da Liszt nel 1856, molto familiare ai telespettatori più attempati per la sua utilizzazione nella sigla del programma televisivo “Almanacco”, andato in onda negli anni '60.
Chiusura con la Rapsodia ungherese n. 2, nata come brano pianistico, nell’ambito di una raccolta formata da 19 pezzi, ispirati ai moti rivoluzionari ungheresi, che conobbe una versione orchestrale curata dallo stesso Liszt, tuttora molto nota anche fra coloro che frequentano raramente le sale da concerto.
Uno sguardo ora agli interpreti, per segnalare innanzitutto il pianista Massimo Tomei, figlio d’arte dalle notevoli qualità, che in molti tratti del concerto è stato il vero trascinatore dell’orchestra ed ha salutato il pubblico con uno splendido bis, naturalmente lisztiano.
Riguardo all’Orchestra del Conservatorio, diretta da Francesco Vizioli, ha denotato al suo interno delle buone individualità e, a tratti, una discreta compattezza, conquistando il pubblico soprattutto nella parte più popolare.
In particolare, la rapsodia conclusiva, forse a causa del sapore quasi bandistico fornito all’esecuzione, ha scatenato alcuni spettatori che hanno cominciato a battere ritmicamente le mani, scambiando la serata per il Concerto di Capodanno.
E, a proposito del pubblico, si può affermare che, in questo evento di grande portata, abbia rappresentato una nota decisamente negativa.
Troppa confusione fuori, provocata sia da quelli che non sono riusciti ad entrare in quanto la sala era gremita all’inverosimile e protestavano vivacemente, sia da un folto gruppo che era dentro il cortile del conservatorio e chiacchierava incurante di quanto stava accadendo nella sala.
Una bolgia infernale in sala, con i soliti squilli di cellulare, i consueti commenti e scambi di opinione ad alta voce durante il concerto, il continuo via vai di gente che, alla fine, ha lasciato un pavimento tappezzato di cartacce e programmi abbandonati.
Come se non bastasse, c’è stato anche uno scostumato gruppetto di fumatori che, alla fine del concerto, si è piazzato davanti all’uscita della sala, ostruendo il normale deflusso degli spettatori.
Chiudiamo questo resoconto con due richieste abbastanza fattibili.
La prima relativa all'eventuale possibilità di ottenere un maggiore distanziamento fra le file di poltrone delle ultime file che, esperienza diretta, sono di una estrema scomodità, la seconda che, per pubblicizzare i prossimi appuntamenti primaverili, oltre al passaparola (che qui a Napoli funziona meglio di tutto) ed alla stampa, venga maggiormente utilizzato anche il sito del conservatorio.