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 Abbiamo chiesto a Gianluca Lo Cicero, fondatore del gruppo Facebook Salviamo i Teatri Lirici Italiani, di realizzare un piccolo articolo, per fare il punto sulla situazione attuale dei teatri in Italia: Da alcuni anni si sta perpetrando uno scempio contro quella che è una delle arti più prolifiche del genio umano e particolarmente italiano. In Italia, questo governo si sta orientando verso una politica di “riculturalizzazione†(scusatemi il termine) del popolo o meglio dire di ristabilire i canoni culturali facendo in modo che la scala dei valori estetici, musicali vengano ribaltati a favore di nuovi canali di comunicazione più facili da gestire e meno pretenziosi per quello che riguarda la qualità del prodotto stesso.
  I fatti ci portano ad avere nuovi “idoli†di qualunquismo e pressappochismo a discapito dell'intelligenza, dello studio, della preparazione, della gavetta, della professionalità , della genialità e della bravura di tutti coloro che hanno fatto della comunicazione artistica una ragione di vita e soprattutto hanno speso tutto il loro io per riuscire ad essere parte dell'anima della civiltà . La Cultura, e tutto ciò che ne è parte, pittura, musica, ballo, teatro, è l'anima della civiltà è la linfa vitale della società , senza cultura non ci sarebbe l'uomo di oggi con le sue invenzioni, con le sue scoperte, con il suo desiderio di progredire. Scusatemi per questa lunga introduzione ma questa serve per far capire il grave danno che si sta arrecando ad una di queste arti vitali, lo spettacolo. In ogni paese civile il governo finanzia e promuove la cultura investendo sul progresso che può avvenire solamente con la crescita culturale. Ultimamente due politici di spicco, Brunetta e Bondi hanno attaccato duramente la cultura prima e specificatamente lo spettacolo ma l'attacco più duro è stato indirizzato direttamente al settore del melodramma, del teatro lirico, definendolo una macchina “spreca soldi†e peggio ancora definendo tutti coloro che lavorano al suo interno come dei fannulloni e peggio ancora degli accattoni. Posso condividere che il teatro lirico, costa, ma che prezzo ha la cultura? Non voglio dilungarmi tantissimo sulla questione che meriterebbe pagine e pagine di motivazioni validissime ma bisogna mettere in chiaro che il teatro lirico ha i suoi costi di produzione e di gestione. Il colpo di mannaia che si sta barbaramente scagliando contro i fondi per lo spettacolo, ovvero il FUS sta togliendo parte di quella linfa vitale che è necessaria per la sopravvivenza dei teatri, e già si vedono le prime vittime, tagli alla programmazione, tagli al personale, difficoltà a pagare gli stipendi a fine mese. Sappiamo di teatri come quello di Bologna che ha visto il taglio dell'integrativo aziendale con la conseguente diminuzione degli stipendi, il teatro di Roma che ha dovuto tagliare degli spettacoli di lirica e sostituirli con quelli di balletto, il teatro di Catania a visto addirittura il ritardo del pagamento degli stipendi, il teatro di Cagliari ha spostato “La Bohème†che era in cartellone a dicembre e slittare a gennaio per permettere la chiusura di bilancio la cui mancanza sarebbe in questo momento ancor più deleteria per la sopravvivenza nel nuovo anno. Purtroppo le prime vittime sacrificali sono i precari che non hanno “dirittiâ€, ma solo doveri, persone di tutte le categorie di spettacolo senza cui è impossibile la realizzazione di una programmazione di qualità , parliamo di coristi, orchestrali, tecnici, sarti, truccatori, che sono la spina dorsale dei teatri lirici. Con il perpetrarsi di questi tagli si arriva a rendere impossibile la programmazione e quindi l'allestimento delle opere liriche che hanno i loro costi di scenografia e costumi non indifferenti. Su queste ultime voci bisogna vigilare assieme ai cachet degli artisti ospiti. Purtroppo in Italia negli ultimi decenni si è visto un continuo progredire di richieste lussuose da parte di registi, scenografi e costumisti e soprattutto l'elevato potere delle agenzie di spettacolo che hanno fatto lievitare le spese di allestimento, registi e scenografi che pretendono l'utilizzo di materiali pregiati, costumisti che pretendono l'acquisto di tessuti preziosi e tutto questo con il beneplacito di sovrintendenti che hanno permesso questo continuo spreco. Per non parlare dello strapotere delle agenzie di spettacolo che impongono l'utilizzo dei loro artisti con la pretesa di cachet enormi. Tutto questo sta per finire? Se vogliamo continuare a lavorare bisogna mettere un freno a questi continui sprechi delle risorse altrimenti i primi a cadere saranno i lavoratori, l'anima di questo ambiente. Il ministro Bondi con il suo decreto vuole costringere i teatri all'utilizzo provvisorio delle masse artistiche e tecniche e in questo trova anche un alleato in chi dirige i teatri che preferiscono il sacrificio del posto di lavoro dei dipendenti e continuare a subire il ricatto delle agenzie di spettacolo. Ma fino a quando si potrà continuare? Fino a quanto si potrà tagliare? Siamo arrivati ad un punto in cui l'unica alternativa è quella di vigilare sull'operato dei dirigenti a prescindere dai tagli di qualsiasi governo. Il teatro costa ma bisogna controllare gli eccessi e gli sprechi e cominciare a limitare il potere delle agenzie. La sopravvivenza dei teatri dipende da una vigilanza concreta spietata degli stessi lavoratori monitorando le spese e mettendo dei tetti ai cachet e agli stipendi dirigenziali.
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