Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, critica le proteste contro le nuove norme sulle fondazioni liriche. "Gli scioperi proclamati dai sindacati con l'annullamento di molti spettacoli importanti, nonostante che sia stato già fissato un incontro con le parti sociali, rivelano una mancanza di rispetto per il pubblico e un atteggiamento irresponsabile di fronte a problemi che nessuno può ignorare così disinvoltamente". Intanto si chiariscono le motivazioni del primo No di Napolitano, il preseidente aveva chiesto di ascoltare forze parlamentari e sindacati. Bondi li incontrerà il 6 maggio, ma non è servito a impedire gli scioperi.
Ecco le modifiche «suggerite» dal capo dello Stato: i regolamenti, che determineranno la vita delle Fondazioni, devono avere una scadenza temporale, e Bondi stabilisce che entreranno in vigore a un anno dall’entrata in vigore del decreto. Il grosso della partita si gioca qui. Se il decreto indica i principi ispiratori, i regolamenti regolano gli statuti delle Fondazioni. Il nodo è l’autonomia: verrà data se si rispettano certi parametri. Sarà il ministro a indicare i criteri: conti a posto, percentuale dei privati nel bilancio, ricavi propri, biglietteria. Si stabilisce una griglia senza preclusioni. Spariscono le «eccellenze» a priori, Scala e Santa Cecilia.