È legge il decreto Bondi che riforma il settore delle fondazioni liriche. Il Senato lo ha approvato in seconda lettura martedì 29 giugno, ultimo giorno utile prima della decadenza. Non sono state apportate ulteriori modifiche rispetto a quelle intervenute durante il passaggio alla Camera, dove l'Italia dei Valori di Di Pietro aveva posto in essere una decisa pratica ostruzionistica, che però non era consentita dal Regolamento di Palazzo Madama. A favore del provvedimento si sono espressi 150 senatori di PdL e Lega; 122 i voti contrari di Pd e Idv, 3 gli astenuti. I sindacati dei lavoratori hanno appreso la notizia con sconforto, al termine di una dura battaglia durata oltre due mesi.
Ora però il fronte si sposta sui regolamenti che il Ministero dei Beni cultuali dovrà emanare entro la fine dell'anno prossimo, recanti misure specifiche atte a regolare l'attività delle quattordici Fondazioni liriche. Secondo le opposizioni parlamentari, sulla legge penderebbero anche dubbi di costituzionalità, legati all'esautoramento delle Regioni dal portato della legge.
Rispetto al quadro delineatosi dopo la firma del decreto 64/2010 da parte del Presidente Napolitano, lo scorso 30 aprile, l'iter parlamentare non ha certo stravolto l'impianto della riforma, salutata con ovvia soddisfazione dal ministro Sandro Bondi, che ha dichiarato: "Si pongono le condizioni per il rilancio della lirica".
Fra le novità più rilevanti introdotte dalla riforma, troviamo il nuovo ruolo che assumerà l'Aran al tavolo della contrattazione nazionale in rappresentanza del Ministero. Allo stesso tavolo siederà l'organismo di rappresentanza delle fondazioni e i sindacati dei lavoratori più rappresentativi. I contratti integrativi a livello dei singoli teatri saranno possibili - a partire dal secondo anno successivo all'entrata in vigore della riforma - solo in presenza di pareggio di bilancio, fatti salvi i diritti acquisiti. Le fondazioni con i conti in regola potranno procedere a nuove assunzioni (è stata fatta un'eccezione per il Petruzzelli di Bari che ha da poco ripreso l'attività), ma per le altre (la grande maggioranza) vigerà un blocco fino a tutto il 2011. Dal 2012 sarà consentita solo la copertura del turnover. Le assunzioni a tempo determinato non potranno superare il 15% dell'organico totale. Cadono invece i "tetti" imposti ai cachet degli artisti, che avrebbero inciso sulla qualità dei cast.
È stato definitivamente accantonata la distinzione fra "teatri nazionali" (Scala e Santa Cecilia) e gli altri; tutti, sulla carta, potranno aspirare a una maggiore autonomia se presenteranno bilanci in pareggio o in attivo. Infine, i ballerini hanno visto accolta la loro richiesta di andare in pensione a 45 anni e non a 52. Nei prossimi due anni, quelli che hanno raggiunto o superato i 45 anni potranno optare se rimanere in servizio oppure andare in quiescenza; una decisione che sarà rinnovata con scadenza annuale fino al 52esimo anno per gli uomini e fino al 47esimo per le donne.