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Riporto un interessante articolo pubblicato sul sito web del corriere, all'interno la giornalista Barbara Millucci ha raccolto delle dichiarazioni del baritono Pierluigi Dilengite sulla "casta della lirica". All'interno dell'articolo Dilengite parla delle agenzie e del rapporto spesso privileggiato delle stesse con chi amministra i Teatri, citando in particolare 3 tra le maggiori agenzie Italiane di intermedariato artistico:
"Non solo, la maggior parte dei cantanti che passano un'audizione, provengono dalle agenzie, una cosa sicuramente scorretta visto che l'ente lirico pubblico deve fare audizioni pubbliche e distribuire il lavoro in modo equo". Le 3 agenzie sono: stagedoor, ateliermusicale e operaart.
"Hanno in mano il monopolio dei 13 enti lirici italiani e degli oltre 30 teatri di tradizione, che stanno lentamente morendo. Decidono loro i destini degli artisti, ma anche i cartelloni in base alla disponibilità dei cantanti che rappresentano".
Dilengite prosegue parlando di come il Teatro Alla Scala ad esempio, sia gestito da stranieri, e di quanto sia oramai diventato raro vedere degli Italiani figurare tra i cast, di come il sistema italiano funzioni male.
"In Germania, un direttore artistico se fa un buco di bilancio risponde civilmente e penalmente del danno arrecato allo stato e viene cacciato. Qui da noi, al massimo si viene spostati in altre istituzioni oppure nominati dalla politica. Il vice presidente dell'Opera di Roma è Bruno Vespa".
I nostri 13 enti lirici impiegano oltre 600 dipendenti. Solo la Scala di Milano, nel 2010 aveva 915 lavoratori, al costo di 68 mln di euro, mentre l'Opera di Roma ben 742 dipendenti, per un valore di 43 mln. "Ho appena cantato in Corea, un teatro gestito solo da 10 persone e con 3 mila posti esauriti tutte le sere. Ci sarà o no qualcosa da rivedere qui da noi o dobbiamo continuare a cantarlo in versi?
Per la lettura integrale vi riportiamo all'articolo: "Io baritono contro la casta della lirica" La mia opinione è che il sistema lirica sia da demolire e ricostruire, partendo dal concetto che una errata politica di gestione, scambi di favori e meccanismi poco chiari hanno portato la Lirica Italiana quasi al collasso. Sicuramente il sistema di gestione dei teatri non è dei migliori, senza alcun dubbio non ci sono norme adeguate ed il peso della politica all'interno delle fondazioni è più che rilevante. Dilengite parla di agenzie che monopolizzano i teatri, qui la questione si fa piu ampia; Molti nell'ambito, si lamentano dello strapotere delle agenzie, quello di cui si lamentano è però un effetto, non la causa dei problemi. Penso piuttosto che si dovrebbe partire dalle nomine all'interno dei consigli di amministrazione dei teatri, partendo dai direttori artistici, nominati sotto influenza politica e che piu di una volta hanno approfittato della loro posizione per concedere favori e praticare malsane pratiche di scambismo. In questo caso come nel caso delle agenzie, non si può fare di tutta l'erba un fascio, la differenza tra le due figure sta nel fine, un intermediario artistico ha quello di "vendere" i suoi artisti il più possibile, sfruttando al meglio il "mercato dei teatri", l'amministrazione di una fondazione e di un teatro che viene finanziato a diversi livelli da fondi pubblici, deve di contro garantire equità e professionalità, che vanno oltre l'interesse privato. E' necessaria una regolamentezione, è necessario un maggior controllo, sarebbe bello che la riforma del sistema partisse da chi in questi ambiti ha sempre lavorato, cosa ne pensate?
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