Maazel Contro la Crisi
Scritto da Flower   
Domenica 19 Aprile 2009 10:27

Lorin Maazel, a Roma in questi giorni ospite dell’Accademia di Santa Cecilia, dove dirige Roméo et Giuliette di Berlioz, fa delle importati affermazioni in merito alla crisi mondiale ed quindi riguardo il ruolo della musica in questo momento: 

"La crisi è grave, ma io aggiungo che è scandalosa" - afferma il Maestro - "È soltanto un fantasma di carta evocato da speculatori che la smetteranno quando avranno realizzato i loro guadagni. Il sole splende, le risorse agricole ci sono e il petrolio zampilla. Nei miei ottant'anni ne ho vissute ben quattro di crisi eppure tutto si è risolto. Sono ottimista, bisogna sperare e guardare al futuro aiutando l'economia".

 

 

Parlando della crisi nell'ambito della cultura, e della musica colta Maazel porta esempi internazionali, dicendo: "A New York, dove dirigo la Philharmonic Orchestra, non si registra nessun calo di spettatori. Perché? La musica, se interpretata con passione, non conosce crisi. È giusto però che essa vada riletta in chiave nuova, con i mezzi che la tecnologia, soprattutto quella scenica, ci mette a disposizione".

Maazel a Taormina 

Il direttore francese solleva inoltre il problema legato alle produzioni registiche dell'opera che tanto hanno fatto discutere negli ultimi anni appassionati e professionisti dell'opera: "Un regista, piuttosto conosciuto, così mi ha sintetizzato la sua idea di Traviata: nell'opera di Verdi ci sono due temi, sesso e soldi. Allora vuol dire che non ha capito nulla della introspezione verdiana sul personaggio principale deciso a superare la banalità della vita parigina. Ogni nota di quella musica è carica di interiorità. Ho l’impressione che molti registi, fra quelli che lavorano per l’opera, siano squilibrati, e che si prefiggano di portare in palcoscenico i loro problemi personali. Si tratta di esibizionismo di cattivo gusto. Qualche altra volta sembrano voler fra concorrenza ai grandi musicisti e così facendo rovinano tanti capolavori. Se oggi si fanno spesso opere in forma di concerto - cioè senza rappresentazione - vorrà dire qualcosa?".

le affermazioni di Maazel ci portano facilmente ad una riflessione: 

Il costo di  di un Opera, al giorno d'oggi è fortemente  determinato dalle produzioni, quindi scenografie, costumi e regia. Spesso per assicurarsi registi di rilievo,  i teatri devono condividere le spese di produzione. La tecnologia si è evoluta e nuove tecniche hanno avvicinato il teatro d'Opera al Cinema, di sicuro questo aiuta a rendere accattivante uno spettacolo, ma ci chiediamo: Vale proprio la pena spender milioni di euro su nuove produzioni? L'Opera è una tipologia di spettacolo particolarmente complesso, che unisce le arti visive, la drammaturgia, la musica e  il canto, quest'ultima è la componente fondamentale, quella che la caratterizza. Nei tempi passati la componente vocale all'interno dello spettacolo operistico aveva un importanza maggiore, adesso, in una società che si basa più sull'apparenza si preferisce puntare su produzioni che facciano scalpore, che siano diverse da quelle proposte in precedenza.

In molti casi si preferisce un cantante  più bello, ad uno magari tecnicamente superiore, ma meno gradevole alla vista, ciò senza dubbio, per necessità legate alla regia. Non a caso, negli ultimi anni, la figura del registra ha acquistato mano a mano un potere sempre maggiore all'interno dei teatri d'Opera. 

Ci chiediamo  inoltre come mai, in Italia, non si usi, tranni rari casi, riproporre vecchie produzioni? Come mai le produzioni di 3 anni vengono lasciate ad ammuffire nei magazini dei teatri? Come mai non si segue l'esempio dei maggiori teatri europei, e mondiali, riproponendo le opere con riprese su riprese. In questo periodo al teatro Metropolitan di New York, che rappresenta al giorno d'oggi un tempio dell'opera sicuramente più della Scala e di altri teatri europei, quello in cui qualsiasi cantante d'opera sogna di esibirsi,  è stato riproposto un Elisir d'Amore prodotto negli anni 80, una produzione piacevole, senza colpi di genio registici, dove i coristi non cantano con le pubenda al vento ne tentano di stuprare la protagonista.

Siamo stanchi di registi che vogliono riproporre un opera rivisitandola in chiave moderna, per trasmettere contenuti futili e spesso sterili, siamo stanchi di chi chiama arte la provocazione e la violenza. La filologia non è di certo l'unica strada da seguire, ma di certo, in questo momento è quella che dovrebbe essere maggiormente incoraggiata, con un occhio al portafoglio.

Un teatro, che sia pubblico o privato è un azienda, un azienda è un attività commerciale e deve cercare di realizzare con il minimo impiego di risorse il maggior profitto, ovviamente i teatri hanno anche una funzione didattica e culturale, ma per funzionare al meglio chi amministra un teatro deve saperlo gestire come si gestisce un impresa, con intelligenza e lungimiranza. Un concetto basilare della gestione di impresa è l'ammortamento, questa pratica, che in soldoni consiste nel riutilizzare un bene prodotto o acquistato un numero di volte sufficente da giustificarne il costo, qui in Italia sembra essere non praticata. 

 

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